18 novembre 2019
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Berlusconi,processo Mills: prescrizione

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DAL MESSAGGERO.IT si riporta: 25-02-2012

Il pm: inutile commentare. Aveva chiesto 5 anni per corruzione in atti giudiziari. La difesa chiedeva che il Cavaliere fosse assolto nel merito. Il Pd: sconfitta dello Stato. Gasparri: crociata contro i giudici

Mills, Berlusconi prosciolto: prescrizione
I legali: ricorso per l'assoluzione/Video

MILANO - Silvio Berlusconi, imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari, è stato prosciolto per prescrizione dai giudici della

decima sezione penale del tribunale al termine del processo sul caso Mills. I giudici, dopo quasi 3 ore di Camera di consiglio, hanno ritenuto di non doversi procedere nei confronti di Berlusconi, giudicando scaduti i termini della prescrizione per il reato contestato all'ex Premier

I legali. «Una sentenza così la impugno tutta la vita», ha dichiarato l'avvocato Piero Longo. «Noi abbiamo l'auspicio di avere una assoluzione piena, perché crediamo che il presidente Berlusconi se la meriti», ha aggiunto l'avvocato Niccolò Ghedini, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se ricorreranno contro la sentenza che ha dichiarato la prescrizione.

Nessuna sentenza. Il Tribunale, quindi, non ha emesso sentenza, ma non ha ritenuto nemmeno di potersi esprimere per un'assoluzione dell'imputato: di qui il ricorso dei legali di Berlusconi in appello per chiedere l'assoluzione. Anche la Procura di Milano sta valutando l'ipotesi di impugnare in appello la sentenza. I giudici hanno preso 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni del loro verdetto. Un lasso di tempo particolarmente lungo che rende però quasi impossibile all'accusa proporre ricorso in appello: anche secondo i calcoli più estensivi fatti dal pm, infatti, la prescrizione per Berlusconi in questo procedimento scadrebbe tra maggio e i primi di luglio.

Il pm di Milano Fabio De Pasquale dopo la lettura del dispositivo con cui Berlusconi è stato prosciolto si è limitato a dire: «Inutile commentare».

Le accuse.La vicenda ruota attorno a 600 mila dollari che, per l'accusa, Silvio Berlusconi avrebbe versato alla fine degli anni '90 all'avvocato inglese David Mills in cambio di dichiarazioni reticenti nei processi per le mazzette alla Guardia di Finanza e All Iberian. Le indagini sono durate 10 anni, mentre il processo, tra ricorsi, sospensioni e ricusazioni, è durato 5 anni.

Il "processo gemello".
Su David Mills si era pronunciata la Cassazione addirittura a sezioni unite. Dopo una condanna a 4 anni e mezzo in primo grado e in appello, la Suprema Corte, applicata alla posizione legale inglese la prescrizione, aveva però riconosciuto il fatto commesso come reato. Tre sentenze emesse da tre diversi Tribunali (primo grado, Appello e Cassazione), dicono quindi che Mills è stato corrotto per favorire Berlusconi nei suoi processi. Resta ancora da chiarire chi sia stato il corruttore: secondo i pm di Milano, si trattava proprio Silvio Berlusconi.


Berlusconi,
che ieri aveva definito il processo Mills come uno dei tanti «inventati contro di me», aveva sostenuto, attraverso i suoi legali, che il reato era già prescritto. «Se un tribunale non vuole ascoltare i testimoni della difesa e ammette solo quelli dell'accusa, è ovviamente impossibile pervenire a una sentenza giusta», affermava Berlusconi nella memoria difensiva depositata ieri dai legali al processo. L'ex premier ribadiva inoltre che i 600 mila dollari con cui si sarebbe attuata la corruzione «venivano dall'armatore Attanasio». «Ritengo di avere il diritto - scriveva Berlusconi in conclusione - di aspettarmi da questo collegio non una sentenza di prescrizione ma invece una sentenza di piena assoluzione per non avere commesso il fatto».

La lettera di Mills e le accuse. È il 19 luglio del 2004 quando David Mills , interrogato dai pm milanesi Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, deve spiegare perché ha ricevuto da Silvio Berlusconi 600.000 dollari nel 1998. Dollari che gli hanno già procurato qualche problema con il fisco inglese e che aveva giustificato al suo fiscalista con una lettera consegnata il 2 febbraio del 2004, ignorando che la missiva sarebbe poi finita in mano agli inquirenti milanesi. Proprio quella lettera, così come la giustificazione che a voce ne dà Mills ai magistrati, sono diventate nel tempo la prova d'accusa principale contro il legale. Nella lettera il legale aveva parlato di «tricky corners», curve pericolose, alle quali si era sottoposto per tenere «Mr B. fuori da un mare di guai». E nel luglio del 2004, Mills spiegava i soldi ricevuti da Berlusconi con il suo intervento "soft" nei processi a carico di quest'ultimo. E quelle parole sono quelle impugnate dall'accusa più di qualsiasi analisi contabile per provare la colpa dell'imputato.

La ricostruzione. «È in questo quadro -aveva affermato il legale inglese- che nell'autunno del 1999 Carlo Bernasconi (il manager Fininvest deceduto nel 2001, ndr), mi disse che Silvio Berlusconi a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro». Più volte Mills ha tentato di ritrattare quella ricostruzione. Quattro mesi dopo quell'interrogatorio, nel novembre del 2004, il legale inglese aveva mandato ai pm di Milano una memoria per rettificare tutto e per affermare che quella somma proveniva da un altro cliente, l'armatore Diego Attanasio. I pm, però, non gli avevano creduto.

Rischio prescrizione. Tutto dipendeva da quando far iniziare il reato (e la cassazione per Mills ha indicato la data del novembre 1999) e da difficili calcoli applicati agli stop e alle riprese del procedimento. Le opinioni si dividevano soprattutto su quando far ripartire le lancette della prescrizione dopo i verdetti della Consulta. I legali di Berlusconi sostenevano che la prescrizione avesse ripreso a correre subito dopo la pronuncia della Corte Costituzionale (in questo caso per il lodo Alfano e per il legittimo impedimento). Per l'accusa, le lancette dell'orologio dovevano ripartire dal momento in cui effettivamente il procedimento era ripreso.

Pd: sconfitta dello Stato. «A furia di leggi ad personam e di fantomatici legittimi impedimenti siamo al paradosso dell'esistenza di un corrotto senza corruttore. Non voglio commentare ulteriormente questa sentenza, mi auguro però che sia da stimolo per riformare il nostro sistema penale», ha detto la capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. «Non è infatti accettabile - sottolinea - che pochi privilegiati possano usufruire di incarichi istituzionali e mettere in campo pratiche dilatorie, peraltro del tutto avulse dalla sfera della garanzia del diritto di difesa, per mandare in fumo processi su cui si gioca la credibilità del paese. Come ha recentemente dichiarato il vicepresidente del Csm, la prescrizione di un reato di corruzione è sempre una sconfitta per lo Stato, chiunque sia l'imputato. Oggi lo Stato ha perso».

Gasparri (Pdl). «Berlusconi è certamente anche innocente nel merito delle vicende al centro del processo milanese. Quel che è grave è che ci siano magistrati che hanno negato l'evidenza sulla prescrizione. Questa gente deve essere allontanata dalla magistratura. Ne faremo una crociata». Lo dichiara il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alla sentenza.

Napoli (Pdl). «A Milano tutto finito bene? No, è finita malissimo. Perché la prescrizione non rende giustizia all'innocenza dell'imputato Berlusconi, ma soprattutto nasconde quell'autentico buco nero che è la responsabilità civile dei giudici». Per Osvaldo Napoli, vice presidente dei deputati del Pdl, con la prescrizione del reato contestato a Silvio Berlusconi nel processo Mills «si è salvato il comportamento indecente di un pm che ha preteso, in assenza di prove, di arrivare comunque a una condanna».

Di Pietro. «Ancora una volta la prescrizione salva Berlusconi dalle sue responsabilità. Resta, però, il fatto obiettivo che i giudici, anche in esito al dibattimento, non hanno potuto procedere all'assoluzione per non aver commesso il fatto perché, evidentemente, il fatto l'ha commesso eccome», ha affermato il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

NOSTRO COMMENTO: Certamente è stata una sconfitta per lo Stato che ha perso tanto tempo per concludere un processo senza avere emesso alcuna sentenza: solo prescrizione. I giudici hanno preso 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni del loro verdetto.  A questo punto Noi ci chiediamo: ma se Berlusconi era così sicuro di essere innocente perché non ha rinunziato  alla prescrizione?

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