Liberta di opinione

23 ottobre 2014
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Censura ad Internet

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Informazione sul Web: non servono nuove regole

Di Guido Scorza

Passano gli anni, cambiano i Governi, escono i Signori della Tv ed entrano i Professori ma  la politica tutta - con poche eccezioni che, sfortunatamente, finiscono con il confermare la regola - pare incapace di resistere alla tentazione di regolamentare l'informazione sul Web.

Questa patologica ansia di regolamentazione di ciò che non si conosce (n.d.r. perché non lo si vuol conoscere) sembra aver contagiato anche il neo-Ministro della Giustizia Paola Severino, la quale, ieri, intervenendo al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, nel commentare il giudizio straordinariamente positivo che gli italiani hanno sull'informazione online a dispetto di quello decisamente negativo che hanno in relazione all'informazione su carta ed in tv, non ha trovato niente di meglio da dire che i blog possono essere un fenomeno positivo ma anche un "punto criminogeno" e che, pertanto, è necessario dettare nuove regole.

Eccola la posizione del Ministro riportata in uno dei tanti lanci di agenzia, pubblicati sul sito del Ministero della Giustizia, così da evitare ogni fraintendimento, prima di proseguire con qualche considerazione: 'Il cittadino - ha spiegato il ministro - ha il diritto di interloquire con un altro cittadino ma lo deve fare anche lui seguendo le regole. Credo questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive sui blog. Il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa soprattutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci che i diritti di ciascuno di noi sono limitati da quelli degli altri. Non posso intaccarlo solo perche' sono lasciato libero di scrivere. Mi devo sentire libero di scrivere e i blog hanno questa grandissima capacita' di diffondere il pensiero in tempo reale, un grandissimo pregio che riconosco. Ma questo non deve far trasformare la liberta' in arbitrio. Questa e' una regola che tutti dovrebbero seguire''.

Il Ministro ha poi parlato della famigerata ammazza-blog, la disposizione misteriosamente ricomparsa nel suo super emendamento al ddl intercettazioni, con la quale, anche questo Governo, minaccia di estendere all'intera Blogosfera la anacronistica disposizione in materia di obbligo di rettifica prevista dalla vecchia legge sulla stampa del 1948.

Secondo il ministro ''e' molto difficile'' configurare un obbligo di rettifica per i blog. ''Proprio per questo - ha spiegato il ministro - credo che le mie parole vadano colte non come polemica o bavaglio, proprio perche' un mondo privo di una regolamentazione ad hoc. Mi rivolgo ai blogger direttamente dicendo 'sappiate che quello che fate agli altri potrebbe essere fatto a voi'. Quindi autoregolamentatevi e autodisciplinatevi perche' allora quello dei blog - ha concluso la Severino - diventera' un mondo veramente utile per la crescita sociale del nostro e di altri Paesi".

Il ragionamento è viziato da ignoranza del fenomeno ed illogicità. Comiciamo dal principio.

Come si fa, nel prendere atto che l'informazione online riscuote il successo dell'opinione pubblica ad ipotizzare di "esportare" - perché questa è l'idea di politici e politicanti - alla Rete le regole che hanno sin qui governato l'informazione tradizionale, contribuendo - in modo, peraltro rilevante - a determinarne il fallimento in termini di non indipendenza, assenza di libertà e mancanza di pluralismo, oggi sotto gli occhi di tutti?

Avrebbe senso, semmai, prendere esempio dalle regole e dinamiche che oggi governano l'informazione online ed esportarle nel contesto tradizionale, nella speranza di renderla migliore.

Semplicemente assurdo poi che il Ministro, ad un tempo, si dica consapevole dell'inapplicabilità di talune regole - quali quelle in materia di rettifica - e scelga, comunque, di introdurle nel nostro Ordinamento.

Delle due l'una: o una regola, si ritiene utile, opportuna ed efficace in relazione ad un determinato fenomeno e, allora, ci si assume la responsabilità politica della scelta e si sceglie di introdurla nell'ordinamento o la si ritiene inutile o inapplicabile e, allora, ci si astiene dal proporne il varo.

L'idea secondo la quale è sempre e comunque meglio produrre ed introdurre nuove regole piuttosto che astenersi dal farlo è, evidentemente, sbagliata e pericolosa, figlia di quell'ansia da super-normazione di cui è affetta la nostra classe politica, specie quando si parla di internet.

Le regole per l'informazione online esistono e sanciscono in modo sufficientemente chiaro che la libertà di parola di ciascuno, si ferma dove inizia l'altrui diritto a non veder la propria dignità, reputazione o privacy, violate.

Il fatto che anche il Ministro della giustizia del Governo dei professori soffra di questa grave patologia dei governanti antichi alle prese con il mondo moderno è preoccupante ed inquietante.

Per l'informazione online non servono nuove regole ma solo educazione e cultura.

Se poi, qualcuno, volesse proprio scrivere delle nuove regole, dovrebbero essere regole volte a promuovere l'esercizio di ogni attività informativa online, piuttosto che di segno contrario.

NOSTRO COMMENTO: sono d'accordo con il collega Avv. Guido Scorza.

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