Liberta di opinione

23 settembre 2019
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L'arrivo in Italia di Paolo di Tarso............

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Fca, 1500 nuovi posti di lavoro a Melfi. Marchionne: “E’ un segnale positivo per l’Italia” John Elkann: il risultato del nostro impegno

Fonte e link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/17/fca-marchionne-chiude-procedimento-per-condotta-antisindacale-paghera-2654-euro/1158861/

Il gruppo potenzia lo stabilimento che produce Renegade e 500X. Quando sarà in vigore il Jobs Act ai dipendenti saranno proposti contratti a tutele crescenti. (Che vuol dire!......) Plauso dei sindacati.

Millecinquecento posti di lavoro nei prossimi tre mesi. Fca potenzia lo stabilimento di Melfi dove, con un investimento di oltre un miliardo, vengono prodotte Jeep Renegade e Fiat 500 X. Inoltre, il gruppo annuncia ai sindacati la chiusura della Cigs, con il rientro immediato di tutti i 5.418 dipendenti dello stabilimento Sata. «Le nuove assunzioni rappresentano un passo importante e un segnale positivo per il Paese», dice da Detroit l’ad Sergio Marchionne, che sottolinea che Melfi «diventerà il più grande stabilimento di vetture in Italia. Stiamo assumendo perché ne abbiamo bisogno». Il 2015, dice il manager che conferma i target per il 2014, sarà «l’anno in cui venderemo 5 milioni di auto». Le assunzioni a Melfi sono «una grande buona notizia. Mostrano quanto è stato fatto e il successo di quanto fatto», spiega il presidente di Fca John Elkann.  (di RQuotidiano | 17 ottobre 2014)

IL NOSTRO COMMENTO: Alle ore 9 di ieri mattina è piombato come un falco presso il mega stabilimento Sata di S.Nicola di Melfi, l’Ad della FIAT-Chrysler, Sergio Marchionne. E’ arrivato in elicottero ed in gran segreto ( perchè ci tiene alla pellaccia!)  tanto che non erano stati informati nè politici ed amministratori della Basilicata nè i Sindacati . Insomma! Quello di Marchiomne è stato un vero e proprio “Blitz” Ha visitato la catena di montaggio del reparto dove si stanno costruendo i nuovi motori da applicare ai nuovi modelli da assemblare in Sata Melfi: la Suv Jeep Renegade (da immettere sul mercato dal prossimo luglio) e la nuova 500x Fiat (da commercializzare tra la fine del 2014 e l’inizio 2015). Ha annunciato 1500 nuovi posti di lavoro a Melfi facendo presente che «…. Stiamo assumendo perché ne abbiamo bisogno». E quando il bisogno finisce che fa Marchionne manda a casa i lavoratori? La notizia, ovviamente, ci ha sorpreso e non poco. Perché? Perché conosciamo bene chi sia Sergio Marchionne e cosa ha combinato in Italia, in quel di Pomigliano d’Arco, nella sede della Mirafiori, ecc.. non facendosi tanto scrupolo di mandare a casa un numero imprecisato di lavoratori. Quello che, in verità, ci stupisce è il plauso dei sindacati che dovrebbero conoscere meglio di me chi sia effettivamente Sergio Marchionne. A tal uopo Noi vorremmo ricordare (Forse i sindacati hanno perso la memoria, nel frattempo, inebriati da queste nuove assunzioni) che:

  • Marchionne è stato quello ha pagato 2.654 Euro per chiudere lo stabilimento di Pomigliano d’Arco fottendosene altamente se un numero imprecisato di lavoratori rimaneva a spasso;
  • Marchionne è stato quello che ha trasferito le industrie fuori Italia per pagare di meno i lavoratori. Sempre lo ribadiamo: fottendosene altamente se un numero imprecisato di lavoratori rimaneva a spasso;
  • Marchionne è stato quello che ha traferito la residenza fiscale in un piccolo Cantone Svizzero (Zug) e che lì paga le tasse con un aliquota del 21%. anzicchè del 43% se fosse in Italia. Una giornalista di Report ha però ricordato che se Marchionne passa più di 183 giorni in Italia, come stabilisce la legge, deve pagare qui le tasse. Interrogato sull’argomento Marchionne ha smentito la notizia dicendo: ”Pago le tasse in Italia, le pago come un lavoratore italiano che vive all’estero. Pago le tasse in Italia e poi pago la differenza in Svizzera”. Una differenza con l’aliquota al 21% (invece del 43% che avrebbe dovuto pagare al di qua delle Alpi) nel cantone svizzero più “economico”. Sì! Sì! Tutto legale! Tutto in regola!
  • Ma l’Ad di Fiat non era lo stesso che parlava della necessità di fare sacrifici? Chi li dovrebbe fare questi sacrifici? Naturalmente, solo i lavoratori!

Ma tu guarda! Dopo tanto tempo che Marchione è scomparso  dall’Italia, si rende conto- ex abrupto –  di aver bisogno dei lavoratori Italiani (si sottolinea Italiani!)   per  incrementare la produzione della Jeep Renegade e Fiat 500 X,  promettendo posti di lavoro e assunzioni di 1.500 lavoratori a destra ed a manca. Ma prima Marchionne dove viveva! Forse su Marte! I Sindacati abboccano e plaudono! Questo è triste! Vero è che le ultime riforme di Matteo Renzi contenute nel Job Act abbiano potuto agevolare   Marchionne, ma, secondo Noi, non al punto tale da indurlo a ritornare in Italia per crearsi una nuova verginità. Bello vero! Fossimo Noi a Capo del Governo lo rimenderemmo in Amarica a pedate. Siccome il Capo del Governo è Renzi, amico suo, allora il discorso cambia…. Ci rendiamo perfettamente conto che i giovani in l’Italia sono senza lavoro. Che un’occasione del genere non capiterà un’altra volta! Ma Noi che apparteniamo ad un’altra generazione, cioè, a quella che girano i coglioni con facilità quando si vedono presi in giro non crediamo minimamente al ritorno di Paolo di Tarso quasi folgorato nella strada per  Damasco. Proviamo a ragionare un po’ con la testa e non col culo come si fa generalmente. I soliti tromboni dei Media, stampa compresa, si sono dati subito da fare, una volta appresa la notizia, a pubblicizzarla secondo schema che già conosciamo, mettendo in risalto il grande ritorno di Paolo.  Qualcuno si è mai chiesto perché Marchionne non si è avvalso  degli Stati Uniti che finora non si sono rivelati affatto avari o poco disponibili: hanno messo a disposizione tecnologie, mercato, finanziamenti a tasso agevolato? Questo suona proprio male e non convince!

 Sarebbe interessante conoscere i colloqui intervenuti  col suo amico Renzi e le eventuali promesse ricevute. Questo occorrerà sapere! Ma sarà molto difficile appurarlo, se non impossibile. Non lo diranno mai! Neanche se cala Dio! In ogni caso a Noi Marchionne non ci ha mai convinto. Vedrete che finiremo per pagare un prezzo molto alto per queste assunzioni sbandierate ai quattro venti. Marchionne non è tipo che fa beneficienza, qualcosa, ci viene nascosta. Può darsi che quando meno  ce l’aspettiamo salterà fuori la verità.  Ma i Sindacati non si chiedono il perché di questa beneficienza? Che fanno, dormono!  A Landini che riteniamo sia uno dei pochi onesti e che ragiona con la testa, chiediamo di conoscere cosa sarebbero questi contratti a tutele crescenti? Per quello che a Noi risulta, il testo, non specifica ancora in alcun modo di quali tutele si tratti e di come le stesse varieranno con l’anzianità di servizio. Occhio Landini!

Per rinfrescare la memoria di chi fa finta di non ricordare  pubblichiamo questi tre articoli che parlano delle “prodezze e dei voltafaccia” di Marchionne Sergio.

Fiat, Marchionne chiude procedimento per condotta antisindacale con 2.654 euro

Lo Slai Cobas di Pomigliano d'Arco: "Tanto rumore e denunce alle Procure di tutta Italia per poi consentire all’ad di quella che è diventata una multinazionale americana dell’auto di cavarsela con una piccola ammenda"

di RQuotidiano | 17 ottobre 2014

Un pagamento di 2.654 euro per chiudere il procedimento aperto nei suoi confronti per condotta antisindacale. E’ quanto riporta l’edizione di Napoli de la Repubblica, dove si legge che l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, ha chiuso il procedimento in corso al Tribunale di Nola scaturito da un esposto della Fiom. Tutto nasce con l’estromissione di 19 operai iscritti al sindacato guidato da Maurizio Landini dallo stabilimento di Pomigliano.

La decisione del gip Paola Borrelli, su parere conforme della Procura, è la conseguenza anche del mutamento dei rapporti tra l’amministratore delegato del gruppo automobilistico e il sindacato dopo che, lo scorso 30 maggio, le due parti hanno sottoscritto un verbale di accordo in cui si conviene che i stessi lavoratori ritenuti discriminati “venissero impiegati nello stabilimento di Pomigliano d’Arco secondo mansioni accettate dal sindacato”. Lo stesso Landini ha testimoniato l’evoluzione dei rapporti ai magistrati con una missiva nella quale si legge che “se questa situazione si manterrà stabile siano state superate le ragioni di conflitto nelle fabbrica di Pomigliano che avevano portato agli esposti”. 

“Prendo atto che la magistratura di Nola ha accertato le evidenti discriminazioni nei confronti della Fiom nello stabilimento di Pomigliano, comminando una multa a Marchionne, ma non siamo noi a dover valutare l’entità della sanzione”, ha commentato il responsabile del settore automotive per la Fiom di Napoli, Francesco Percuoco. “Noi, intanto, abbiamo vinto una grande battaglia riportando in fabbrica i primi lavoratori iscritti alla Fiom che però non chiude la partita. Il nostro obiettivo, infatti, è riportare tutti a lavoro pieno nello stabilimento e per questo continuiamo a contestare all’azienda la gestione delle divisioni in fabbrica, con una sola parte dei lavoratori interessata dai contratti di solidarietà”, ha aggiunto. Il responsabile del settore automotive partenopeo, infine, contesta a Fiat Chrysler la metodologia attuata nei confronti dei propri delegati al Giambattista Vico: ”Nonostante siano presenti nello stabilimento non è loro garantita la piena agibilità sindacale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori”.

“Tanto rumore e denunce alle Procure di tutta Italia per poi consentire all’ad di quella che è diventata una multinazionale americana dell’auto di cavarsela con un’ammenda di 2654 euro”, è invece la reazione dello Slai Cobas di Pomigliano d’Arco. “Se sono queste le battaglie per la democrazia della Fiom di Landini – hanno proseguito dal sindacato di base – allora i lavoratori Fiat di tutta Italia avranno da gioire. La Fiom ha consapevolmente salvato in calcio d’angolo Marchionne con la stipula della conciliazione dei mesi scorsi, consentendo alla Fiat di dimostrare in Tribunale il mutato clima delle relazioni sindacali in fabbrica nel procedimento a carico dell’ad e di alti vertici aziendali di Pomigliano. La Fiom ha scelto di salvare la Fiat e 19 dei suoi delegati scaricando i 300 addetti di Nola, da sei anni relegati in Cig”. I coordinatori dello Slai Cobas, infine, annunciano chesabato, nel corso dell’assemblea convocata a Palazzo Orologio a Pomigliano d’Arco, si discuterà del modello Marchionne e anche di questi ultimi risvolti della vertenza Fiom-Fiat, e del Jobs Act di Matteo Renzi.

Fiat, ansia produttiva

Da Mirafiori a Cassino: gli stabilimenti a rischio.

di Enzo Ciaccio 04 luglio 2012

Fonte e Link: http://www.lettera43.it/economia/aziende/41229/fiat-ansia-da-produttivita.htm

Mirafiori, Cassino, Atessa, Melfi, Pomigliano. Sergio Marchionne è tornato a minacciare la chiusura di uno stabilimento Fiat in Italia. «Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi», ha detto l'amministratore delegato del Lingotto il 3 luglio, «c'è uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l'America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia».
DIPENDENTI DALL'EXPORT USA. A dire il vero il manager italo-canadese lo stesso concetto lo aveva spiegato anche lo scorso febbraio. «Sarà inevitabile rinunciare a due dei cinque stabilimenti Fiat attivi in Italia se le esportazioni negli Stati Uniti dovessero rivelarsi non competitive», aveva dichiarato al Corriere della Sera.
E, prontamente, la Fiom aveva replicato: «Marchionne accetti la sfida: per migliorare la produttività ed evitare chiusure, sperimentiamo per sei mesi nelle fabbriche Fiat le condizioni di lavoro degli operai tedeschi»
MARCHIONNE E LA SCELTA DELLA RETICENZA. Marchionne, per farsi capire meglio, aveva fatto ricorso all’esempio della madre che nel film La scelta di Sophie, «è costretta a scegliere sacrificando ai gas nazisti uno dei suoi due figli», precisando però che si trattava di una eventualità.
La minaccia reiterata di possibili stop ha rinnovato le preoccupazioni fra le migliaia di dipendenti Fiat già sotto pressione.
Due stabilimenti su cinque sono a rischio: già, ma quali? Azzardare pronostici appare fuori luogo, ma è possibile ragionare su quali, fra le fabbriche Fiat, si trovino oggi nelle condizioni più esposte a un eventuale sacrificio produttivo.

A rischio Pomigliano e Mirafiori

(© LaPresse) Secondo Marchionne due su cinque degli stabilimenti del Lingotto potrebbero essere definitivamente chiusi se l'export verso gli Stati Uniti non dovesse decollare.

Tra le realtà in ansia c’è di sicuro Pomigliano che, come ricordano al sindacato, è stato già in odor di chiusura (con Termini Imerese) nel 2008, quando Fiat tentò di acquistare (senza riuscirci) la tedesca Opel.
A Pomigliano si produce un solo modello di vettura, la nuova Panda, dal futuro indefinito e dal basso valore aggiunto. Buona parte della componentistica, inoltre, non arriva da aziende del territorio circostante ma da Tichy, cittadina della Polonia dove opera un importante stabilimento Fiat.
INGENTI INVESTIMENTI IN ROBOTICA. È vero che su Pomigliano la Fiat aveva già speso 800 milioni, ma l’ingente investimento ha riguardato in prevalenza la robotica e si sa che i robot sono ritenuti - se lo si decide - materia facilmente trasferibile.
L’altro stabilimento a rischio potrebbe essere Mirafiori dove nel 2012 per la prima volta è stata estesa per la prima volta la cassintegrazione a tutti i dipendenti. Nello stabilimento torinese si produce la riuscita Mito ma a livelli produttivi ritenuti - secondo i sindacati - ancora lontani dalla saturazione.
LE PREOCCUPAZIONI ANCHE MIRAFIORI. A preoccupare i sindacati sul futuro di Mirafiori c’è anche la tendenza, in atto da tempo, a frantumare e a trasferire altrove pezzi di tutto quel che significa progettazione e “testa pensante” del sistema.
Più complicato da realizzare appare un eventuale stop alla fabbrica di Melfi, dove la popolarissima Punto resta la vettura nevralgica nell’attuale gamma Fiat e dove appare ormai ben consolidata l’integrazione sul territorio con la fitta rete dell’indotto e delle aziende fornitrici.
Poco significativo appare lo stabilimento di Atessa, mentre a rischio sembra Cassino.

Fiom: «Il governo pretenda notize sulla strategia Fiat»

Massimo Brancato (Fiom).

Ma al di là dei pronostici, più o meno realistici, fino a che punto può ritenersi giusto legare così tanto il futuro degli stabilimenti Fiat italiani alla capacità competitiva delle esportazioni in Usa? E che cosa sarebbe utile fare per attenuare tali rischi?
«Marchionne ha già chiuso Termini Imerese e Irisbus», fa notare a Lettera43.it Massimo Brancato, responsabile nazionale Fiom per il Mezzogiorno, «ora, di fronte all’ennesimo ricatto al Paese, il governo italiano farebbe bene a pretendere notizie sulla strategia Fiat».


GUARDARE ALLE STRATEGIE DI VOLKSWAGEN. Il futuro, secondo la Fiom, appare meno radioso di quanto l’amministratore delegato ipotizza. E poco radioso appare il presente: «È illuminante esaminare la strategie di  Volkswagen», dice Brancato, «perché i tedeschi, in piena crisi globale, hanno incrementato gli investimenti in tecnologie sebbene fossero già più consistenti rispetto a quelli di Fiat. Poi, hanno aggredito il segmento di mercato più basso, cioè proprio quello in cui Fiat è forte, con modelli convincenti come la Up e la Nuova Polo in versione diesel. Rispetto al precedente trimestre, in Europa Volkswagen è cresciuta del 20%. Insomma: sebbene a denti stretti, come si fa a non complimentarsi con i manager tedeschi?».
DIVERSA CONDIZIONE DEI LAVORATORI TEDESCHI. Per la Fiom è invece «criticabile» la scelta di Marchionne di «rinviare» a periodi meno tempestosi il lancio dei nuovi modelli Fiat. Ma sotto il tiro dei sindacati c’è soprattutto la contrapposta condizione dei lavoratori italiani e tedeschi.
Dice Brancato: «Rispetto a quelli Fiat, i metalmeccanici tedeschi lavorano di meno, guadagnano meglio, usufruiscono di più pause. Inoltre i sindacati, riuniti nei comitati di sorveglianza, discutono perfino le scelte strategiche aziendali esprimendo un ascoltato parere. Viene voglia di sfidare Marchionne: visto che i risultati produttivi di Volkswagen si sono rivelati molto positivi, perché non sperimentiamo per sei mesi le regole del modello tedesco anche negli stabilimenti Fiat?».
SERVE UN TAVOLO CON IL GOVERNO. La sfida si spinge oltre: per la Fiom c’è bisogno che il governo Monti definisca e accompagni un piano strategico convincente e condiviso per il mercato italiano dell’automobile.
«Marchionne», fa notare Brancato, «si rifiuta di rivelare le strategie assicurando che nessuna azienda svela i propri intenti. Ma nel 2008 in Germania l’operazione di acquisto della Opel da parte di Fiat non andò in porto anche perché i sindacati tedeschi definirono insoddisfacente il piano presentato da Marchionne e il governo fece proprio il parere dei lavoratori. Non solo: al congresso della IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, sono sempre presenti e intervengono le più alte autorità dello Stato, compresa Angela Merkel».

Il Lingotto reagisce alle pressioni dell'opinione pubblica

Già, ma perché Marchionne ha voluto lanciare proprio l’avvertimento al veleno della possibile chiusura di uno stabilimento su cinque? Il responsabile Fiom per il Mezzogiorno la pensa così: «Marchionne si sente in difficoltà. Sulle condizioni di lavoro imposte in Fiat l’opinione pubblica italiana non nasconde dubbi e perplessità; nel contempo, i risultati produttivi Fiat in Europa non sembrano brillanti. C’è chi è convinto che Marchionne stia seriamente tentando di portar via il prestigioso marchio dall’Italia».
LA BUONA PRATICA MADE IN USA. Portar via la Fiat, ma dove? In Serbia, per esempio, dove ci sarebbe «un governo disposto a regalare gli stabilimenti e a concedere benefici fiscali inimmaginabili come la de-contribuzione per 10 anni sui lavoratori assunti». 
E poi, gli Stati Uniti. Che finora non si sono rivelati affatto avari o poco disponibili: hanno messo a disposizione tecnologie, mercato, finanziamenti a tasso agevolato. In cambio, Fiat ha dovuto impegnarsi a non chiudere gli stabilimenti esistenti, a produrre una grande quantità di vetture negli States, ad abbassare le soglie di inquinamento e a rispettare il piano di rientro dal prestito.
IL LIBRO DEL CONSULENTE DI OBAMA. Racconta Brancato: «Il consulente di Obama che ha seguito la vicenda Chrysler ha scritto un libro in cui esprime le sue valutazioni su come fu condotta la famosa trattativa: spero che al più presto il libro sia pubblicato anche in Italia».    

Fiat, Report: Marchionne paga le tasse in Svizzera con aliquota al 21%. L’ad: “Le pago in Italia”

TORINO – Nella puntata di domenica 27 marzo Report ha rivelato che l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne ha la residenza fiscale in un piccolo Cantone svizzero (Zug) e che lì paga le tasse con un aliquota del 21%. La giornalista di Report ha però ricordato che se Marchionne passa più di 183 giorni in Italia, come stabilisce la legge, deve pagare qui le tasse.

Interrogato sull’argomento Marchionne ha smentito la notizia dicendo: ”Pago le tasse in Italia, le pago come un lavoratore italiano che vive all’estero. Pago le tasse in Italia e poi pago la differenza in Svizzera”. Una differenza con l’aliquota al 21% (invece del 43% che avrebbe dovuto pagare al di qua delle Alpi) nel cantone svizzero più “economico”. Tutto in regola, ma l’ad di Fiat non era lo stesso che parlava della necessità di fare sacrifici?

Il tributarista Tomaso Di Tanno, inoltre, interpellato da ‘Report’ spiega però che la ritenuta di Marchionne è del 30% sui compensi italiani e poi non dovrebbe pagare più nulla. Un guadagno secco, secondo Report, del 13% rispetto all’aliquota standard del 43%, cioè circa 500mila euro sui 4 milioni di stipendio. Tutto in regola, ma visto che l’attività del top manager Fiat – riassume la Gabanelli – non è in Svizzera, ma a Torino e Detroit, “allora trasferisca la sua residenza in Italia o negli Usa e contribuisca come i suoi dipendenti allo sviluppo del Paese dove sta l’azienda che gli paga lo stipendio”.

IL NOSTRO COMMENTO: Si! Si! Tutto legale!  Ma l’Ad di Fiat non era lo stesso che parlava della necessità di fare sacrifici? O li devono fare solo i lavoratori?

Ancora:

Fiat si trasferisce in Olanda? Vantaggi fiscali e di governance. E Marchionne conferma lo scoop di Affari

Martedì, 23 luglio 2013

Fonte e Link: http://www.affaritaliani.it/fattieconti/fiat-si-trasferisce-in-olanda-vantaggi-fiscali-e-di-governance.html

La circostanza non risulta alle fonti ufficiali del gruppo, ma potrebbe essere ancora “esterna” al perimetro aziendale e limitata alle attività dei superconsulenti: la Fiat avrebbe rivolto un “interpello” al ministero dell'Economia, divisione Finanze, sull'impatto fiscale dell'eventuale insediamento in Olanda della società destinata ad incorporare sia le attività italiane nell'automotive che la Chrysler: insomma, la futura sorella gemella della nuova Fiat Industrial che si è appunto accasata ad Amsterdam con il suo poderoso contenuto industriale, dalla Cnh alla New Holland (in nomine omen) all'Iveco. Il vantaggio del trasloco – se verrà confermato, perché stando a quanto finora detto dal capo del gruppo Sergio Marchionne una sede fuori Italia è ancora soltanto “una delle opzioni” - non sarà tanto di natura fiscale (anche se come vedremo il beneficio dovrebbe esserci) ma di governance. Perfettamente in linea con il concetto di “family capitalism” caro a John Elkann, la famiglia Agnelli porta le sedi delle sue società nei Paesi dove trova la legislazione più favorevole alla tutela, legittima, degli interessi degli azionisti stabili, quali sono appunto i discendenti del Senatore.

Gli azionisti delle società olandesi, infatti, se restano tali per oltre tre anni (o lo sono già, in caso di conferimento, da più di tre anni) hanno il diritto di esercitare in assemblea un voto “plurimo”, da uno ad addirittura sei voti per azione, a seconda di una serie di clausole che andranno calibrate al meglio anche nel caso Fiat per ottenere il massimo del vantaggio della normativa. E lo Stato olandese, dopo un lungo negoziato con l'Unione europea, ha addirittura strappato una “vittoria” giuridica che riscrive le logiche del capitalismo degli Anni Novanta, perché questa clausola del voto plurimo è stata riconfermata come valida anche in caso di Opa ostile, diversamente dai vecchi e ammuffiti patti di sindacato all'italiana, che di fronte a un'Opa si dissolvono. Insomma, il vecchio mito della “contendibilità” virtuosa delle società quotate è stato cancellato con un colpo di spugna.

Dunque gli Agnelli, anche se in seguito alla fusione dovessero scendere di qualche linea sotto il 30% della società (soglia oggi sensibile per l'Opa obbligatoria in Italia) continuerebbero comunque a totalizzare in Olanda oltre il 50% dei diritti di voto, e dunque il controllo indiscusso della società. L'Olanda, però, non riserva soltanto questo vantaggio ai soci stabili delle aziende che prendono casa sotto la bandiera arancione: ci sono anche benefici fiscali, ed è forse questo che rende necessario l'”interpello”. C'è chi spericolatamente esagera, costituisce la casa madre alle Antille e la holding figlia (che controlla poi attività ovunque nel mondo) in Olanda, per approfittare sia dei vantaggi della zona franca caraibica sia di altri vantaggi della legislazione fiscale olandese: per esempio i dividendi non tassati. Ma anche senza escursioni esotiche, l'olandesità conviene.

Perché venga dato il via libera alla maxi-fusione tra Fiat e Chrysler manca però ancora un tassello fondamentale, cioè la sentenza con cui il tribunale del Delaware deve pronunciarsi sull'istanza del fondo Veba, controllato dai sindacati americani del settore automotive Uaw, per ottenere che la Fiat esegua le proprie opzioni d'acquisto sul restante 46% del capitale Chrysler non ancora in sue mani al prezzo congruo secondo loro e non secondo Marchionne . La sentenza riguarda il prezzo di un pacchetto del 3,32%, che secondo Fiat vale 254 milioni di dollari ma secondo i sindacati più del doppio, discrepanza che rapportata all'intero pacchetto ancora da acquisire comporta un esborso di oltre 2,2 miliardi di dollari in più. Il 25 luglio scadono i tre mesi dall'ultima udienza entro i quali è tradizione che quel tribunale si pronunci: per la Fiat, dunque, un giovedì di passione.

IL NOSTRO COMMENTO: Ecco chi è Marchionne Sergio! Tutto il resto sono minchiate e poesia.......

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