Liberta di opinione

20 ottobre 2019
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La candidatura di De Luca in Campania

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Appello Di Pietro: "Chiedo un'assunzione di responsabilità in Campania"

Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e' determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.

Dite che De Luca e' sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche' non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c'è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.

 

Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d'union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.

Una forza politica come l'Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un'alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.

Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell'alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell'alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.

Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l'unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un'alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall'altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.

Ho chiamato De Luca, l'ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell'Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

Primo: se lo condannano deve dimettersi.

Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l'affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.

Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l'Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l'alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c'è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l'umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall'altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l'economia e il riscatto del Paese.

Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L'alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.

Di Pietro: riporto una mia intervista pubblicata oggi su "il Fatto Quotidiano".

Intervista a 'Il Fatto'

Il Fatto: Domenica "Il Fatto" titolava con ironia sulla decisione presa al congresso dipietrista: "La svolta di Salerno". In prima pagina un editoriale di Marco Travaglio (critico) sulla scelta di appoggiare Vincenzo De Luca a Salerno. Eppure il padre della Svolta, Tonino Di Pietro, non si scompone: "L’alternativa era consegnare la Campania al clan dei Casalesi. Quindi non sono per nulla pentito, anzi. Sono soddisfatto". Onorevole Di Pietro, da uno a dieci quanto l’ha fatta arrabbiare il fondo di Travaglio?

Antonio Di Pietro: Zero.

Il Fatto: Zero?

Antonio Di Pietro: Anzi, sono stato contento. Non solo non mi è dispiaciuto, ma si sta aprendo, dentro e fuori dall’Italia dei valori un dibattito interessante e utile.

Il Fatto: Cosa può produrre?

Antonio Di Pietro: Prima di tutto più informazioni. E poi un percorso di crescita. Un pacchetto di garanzie per gli elettori di tutta la coalizione.

Il Fatto: In che senso?

Antonio Di Pietro: De Luca è il candidato del Pd, quello che hanno scelto loro. Potevamo combattere la sua candidatura condannandolo alla sconfitta certa. Non solo lui, purtroppo, ma tutto il centrosinistra.

Il Fatto: Evitare questo è la sua priorità?

Antonio Di Pietro: Certo. Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino.

Il Fatto: E invece?

Antonio Di Pietro: Invece possiamo ingabbiare De Luca con una serie di condizioni. Ed è quello che stiamo provando a fare.

Il Fatto: Ma lei ha letto i documenti dei suoi processi, prima di invitarlo al congresso?

Antonio Di Pietro: E certo che l’ho fatto.

Il Fatto: Che idea ne ha tratto?

Antonio Di Pietro: Ho letto il rinvio a giudizio e le carte processuali nella loro sostanza.

Il Fatto: Se l’accusa non è fondata vuol dire che i magistrati hanno sbagliato?

Antonio Di Pietro: No, I magistrati hanno fatto bene ad aprire l’inchiesta. Il magistrato agisce perchè ha l’obbligo dell’azione penale. Ma De Luca ha altrettanto diritto a far valere le sue ragioni nel processo e deve dimostrare la sua estraneità nel processo.

Il Fatto: Travaglio ha dei dubbi sul primo punto del vostro accordo.

Antonio Di Pietro: L’impegno a dimettersi se condannato?

Il Fatto: La condanna definitiva potrebbe arrivare fra un decennio.

Antonio Di Pietro: Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo.

Il Fatto: E dal punto di vista politico?

Antonio Di Pietro: Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei di dimettersi subito dopo una eventuale condanna.

Il Fatto: Glielo chiedo in modo esplicito. L’Idv se De Luca non lo facesse toglierebbe la fiducia alla giunta?

Antonio Di Pietro: E ci mancherebbe altro! E’ venuto fino al nostro congresso a darci garanzie!

Il Fatto: Lei tre giorni fa definiva De Luca un rospo da baciare per non far vincere il coccodrillo...

Antonio Di Pietro: Non mi sono rimangiato nulla, è quello che pensavo.

Il Fatto: Oggi De Luca è diventato principessa?

Antonio Di Pietro: Per nulla. In questo momento storico ho chiesto al congresso di fare uno sforzo di realismo politico.

Il Fatto: Quanto ha contato il discorso di De Luca?

Antonio Di Pietro: E’ venuto a giurare di fronte a 5mila persone. Ha promesso di usare la ramazza contro il clientelismo: noi staremo lì sa controllare che questo avvenga.

Il Fatto: Ci sono molti che promettono.

Antonio Di Pietro: Intanto lui ha spiegato che non farà come Berlusconi. Che accetterà il verdetto. Chi vota noi sa che siamo lì per fare in modo che accada.

Il Fatto: E’ un compromesso?

Antonio Di Pietro: Sì, ma non cedo di un millimetro sui nostri principi. Non è la situazione ideale. Era o mangi la minestra o salti dalla finestra.

Il Fatto: E lei cosa ha fatto?

Antonio Di Pietro: Non mi sono buttato di sotto. Faccio in modo che la ministra sia condita di garanzie, e se possibile meno indigesta.

Il Fatto: In altri tempi avrebbe buttato la ministra dalla finestra?

Antonio Di Pietro: In altri tempi sul fornello del centrodestra non c’erano persone accusate di avere rapporti con i poteri criminali. Per me era facile salvarmi l’anima. Magari prendevo pure più voti! Ma abbiamo il dovere di sapere quale è il contesto.

Il Fatto: Il congresso ha votato per acclamazione, senza scrutinio.

Antonio Di Pietro: Ma avevano tutti alzato le mani! E’ stata una scelta partecipata e libera. Ci fossero stati dubbi avrei contato uno ad uno io stesso.

Il Fatto: Barbato, il suo oppositore ha ritirato la candidatura. Gliel’ha chiesto lei?

Antonio Di Pietro: Ma proprio per niente! Anzi. Non aveva rispettato tutte le regole statutarie, ma non ho fatto il pignolo.

Il Fatto: Lei ha fatto il direttore d’orchestra sulle mozioni.

Antonio Di Pietro: Oh caspita. Ce n’erano seicento, anche dieci sullo stesso punto! Molte sono state accorpate per semplicità. Accade in tutti i congressi.

Il Fatto: Quella contro il familismo è stata un po’ annacquata.

Antonio Di Pietro: Io ho proposto di rivederla. In quel modo era incostituzionale. Nessuno può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che lo fa.

Il Fatto: E’ contento di come è stata approvata?

Antonio Di Pietro: Sì. Perché nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole deve trovarsi i voti.

Il Fatto: Arriviamo all’alleanza con il Pd. Solo due settimane fa lei aveva rotto i rapporti. Ha ceduto, lei o Bersani?

Antonio Di Pietro: Il Pd era come una bella donna che deve scegliere un partner, ma si tiene due amanti.

Il Fatto: L’altro era Casini?

Antonio Di Pietro: Sì, l’inciucismo possiblista dell’Udc.

Il Fatto: E adesso ha scelto voi?

Antonio Di Pietro: Bersani ha detto chiaramente che l’asse portante è quello tra il Pd e noi. E che il Pd si oppone a tutti i tentativi di inciucio. E’ una bella conquista ottenuta grazie alla nostra iniziativa e alla nostra forza.

Il Fatto: Ha voluto l’accordo su De Luca per rompere l’isolamento, visti gli attacchi del Corriere?

Antonio Di Pietro: Mavà! Non ci azzecca proprio per niente!

Il Fatto: Mi convinca.

Antonio Di Pietro: Secondo lei mi spavento per quattro balle condite con una foto in una caserma dei carabinieri e un assegno che non abbiamo nemmeno incassato? Tzeee....

Il Fatto: Era arrabbiato, però.

Antonio Di Pietro: Beh, certo....Mi sparano addosso! Che sono masochista? Però sono dei fondi di barile, ho visto ben altro, e lei lo sa.

Il Fatto: Il patto con il Pd ha delle contropartite?

Antonio Di Pietro: Ecco, proprio questo dovrebbe farle capire. Non abbiamo chiesto un poltrona, una! Non abbiamo nemmeno un candidato nostro!!!

Il Fatto: Ci sarebbe Callipo....

Antonio Di Pietro: Beh. In primo luogo non è dell’ Idv. E poi non abbiamo nessuna certezza che lo votino. Magari. Vede, si potrà dire tutto di noi, in questa storia. Ma l’unica cosa certa è che non vogliamo poltrone.

NOSTRO COMMENTO: Noi non siamo d’accordo sulla decisione di Di Pietro di appoggiare  la candidatura di  De Luca che e' sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione. Può darsi che ne uscirà pulito. E’ quello che gli auguriamo perché non vogliamo il male di nessuno. Nell’attesa però non avrebbero dovuto candidarlo anche se, come afferma Di Pietro, non si poteva fare diversamente per salvare la Campania da una deriva criminale. Credo che con questa candidatura Di Pietro perderà un po’ di credibilità. Ciò gli precluderà il diritto di critica verso altri partiti che hanno candidati inquisiti.

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