05 luglio 2020
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Cronaca e attualità

Ricordare non guasta

Ricordare non guasta!

Art. 54 Costituzione

Ci domandiamo quale ruolo e funzione, di “organo di garanzia” assuma il potere di nomina del Presidente della Repubblica, in quanto riteniamo di escluderne una funzione meramente notarile.

E’ chiaro, come vedremo anche dai lavori della Costituente[1], che la proposta del premier riflette rapporti politici e di fiducia con le persone da lui indicate, ma ciò non risolve il problema, in quanto il potere di nomina del Presidente della Repubblica dovrà, anzitutto, accertare che la designazione non si ponga in contrasto con l’

Art. 54 Cost.: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge»,

 né con l’art. 97, commi 1 e 2, Cost.: «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [cfr. art. 95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari [cfr. art. 28]».

L’art. 54 Cost. è fondamentale per designare i requisiti personali che devono essere garantiti per qualsiasi componente la compagine governativa, ed è proprio sulla onorabilità del designato che, anzitutto, deve esprimersi il Capo dello Stato al momento della designazione, nonché sulle capacità di adempimento alle funzioni delegate.

Il Capo dello Stato dovrà, anzitutto, accertare l’assenza di reati extrafunzionali: concorso esterno in associazioni di stampo mafioso, atti contro il buon costume, corruttela, riciclaggio, gravi reati finanziari, etc. La valutazione concerne la gravità del reato, il grado del giudizio, eventuali condanne passate o meno in giudicato. Responsabilità penali ed amministrative nell’esercizio di funzioni pubbliche.

Il giudizio del Presidente dovrà anche valutare azioni extraparlamentari del designato, attentati alla Costituzione o all’Unità della Nazione, tra cui, anche la presentazione o la pubblica adesione a proposte di leggi razziali. In tal caso, ai sensi degli artt. 91 e 87 Cost., il Presidente della Repubblica dovrà rifiutare la nomina per la pericolosità sociale del designato.

Non è la prima volta che un Presidente della Repubblica dice no.

C'è l'articolo 92 della Carta, secondo cui il capo dello Stato, nella scelta dei ministri, non è un mero esecutore delle volontà dei partiti: «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri».

 

Quando Di Maio evoca la Terza Repubblica forse dimentica che la Costituzione è ancora quella, per fortuna nessuno l'ha cambiata. E come una bussola va seguita.

 

1979. Pertini disse no a Cossiga su Darida alla Difesa. 

 

Nel 1993 Oscar Luigi Scalfaro a "Prodi fatto" scelse Ciampi.

L'anno seguente sempre Scalfaro  stoppò Cesare Previti, avvocato di Silvio Berlusconi.

 Il Cav. ottenuto l’incarico di formare un governo, tentò di farlo nominare Ministro di Grazia e Giustizia, ma non ci riuscì.

Nel tempo Ciampi disse no a Maroni come ministro della Giustizia. 

In anni più recenti, Giorgio Napolitano, nel 2014, sconsigliò a Matteo Renzi di mettere in lista il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, perché la sua nomina avrebbe contraddetto la regola non scritta secondo cui un magistrato in servizio non può assumere l’incarico di ministro della Giustizia.

In questo tempo lungo, nessuno in Italia ha usato la parola golpe.

Rifletta chi la cita a sproposito.

 

Last Updated ( Martedì 02 Giugno 2020 08:12 )

 

Festa della Repubblica

La Festa della Repubblica

l 2 e il 3 giugno del 1946 si tenne un referendum istituzionale con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di stato – monarchia o repubblica – dare al paese[3]. Il referendum fu indetto al termine della seconda guerra mondiale, qualche anno dopo la caduta del fascismo, il regime dittatoriale che era stato sostenuto dalla famiglia reale italiana per più di 20 anni[3].

I sostenitori della repubblica scelsero il simbolo dell'Italia turritapersonificazione nazionale dell'Italia, da utilizzare nella campagna elettorale e sulla scheda del referendum sulla forma istituzionale dello Stato, in contrapposizione allo stemma sabaudo che rappresentava invece la monarchia[4][5]. Ciò scatenò varie polemiche, visto che l'iconografia della personificazione allegorica dell'Italia aveva, e ha tuttora, un significato universale e unificante che avrebbe dovuto essere comune a tutti gli italiani e non solo a una parte di loro: questa fu l'ultima apparizione in ambito istituzionale dell'Italia turrita[6].

     Repubblica

     Monarchia

Scheda del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946. Nel cerchio di sinistra è presente la raffigurazione dell'Italia turrita (in riferimento alla repubblica), mentre in quello di destra quella dello stemma sabaudo (in riferimento alla monarchia)

Questo referendum istituzionale fu la prima votazione a suffragio universale indetta in Italia[3]. Il risultato della consultazione popolare, 12 717 923 voti per la repubblica e 10 719 284 per la monarchia (con una percentuale, rispettivamente, di 54,3% e 45,7%), venne comunicato il 10 giugno 1946, quando la Corte di cassazione dichiarò, dopo 85 anni di regno, la nascita della Repubblica Italiana[3], venendo sanzionato definitivamente il 18 giugno.

Il re d'Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani, manifestatisi già con fatti di sangue in varie città italiane, si potessero estendere in tutto il paese, il 13 giugno, decise di lasciare l'Italia e andare in esilio in Portogallo[7]. Dal 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica, fu proibito ai discendenti maschi di Umberto II di Savoia l'ingresso in Italia; la disposizione fu abrogata nel 2002[8].

L'11 giugno 1946, primo giorno dell'Italia repubblicana, venne dichiarato giorno festivo[9].

Il 2 giugno si celebra la nascita della nazione moderna in maniera simile al 14 luglio francese (anniversario della presa della Bastiglia) e al 4 luglio statunitense (anniversario della dichiarazione d'indipendenza dalla Gran Bretagna). Il 17 marzo si festeggia invece l'unità d'Italia e la nascita dello stato italiano in onore al 17 marzo 1861, data della proclamazione del Regno d'Italia[10]. Prima della nascita della repubblica, la giornata celebrativa nazionale del Regno d'Italia era la festa dello Statuto Albertino, che si teneva nella prima domenica di giugno[11].

Il Vittoriano, conosciuto anche come "Altare della Patria"

La prima celebrazione della Festa della Repubblica Italiana avvenne il 2 giugno 1947[12], mentre nel 1948 si ebbe la prima parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma[13][14]; il 2 giugno fu definitivamente dichiarato festa nazionale nel 1949[15]. Nell'occasione il cerimoniale comprese la rivista militare delle forze armate in onore della repubblica da parte del Presidente della Repubblica Italiana; la manifestazione avvenne in piazza Venezia, di fronte al Vittoriano[13]. Dopo la deposizione della corona d'alloro al Milite Ignoto da parte del presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi, gli stendardi delle forze armate abbandonarono la formazione, percorsero la scalinata del monumento e resero omaggio al presidente con un inchino[13].

L'allora presidente Giorgio Napolitano mentre passa in rassegna le formazioni schierate per la rivista militare sulla Lancia Flaminia presidenziale il 2 giugno 2008

Nel 1949, con l'ingresso dell'Italia nella NATO, si svolsero dieci celebrazioni in contemporanea in tutto il Paese: nell'occasione, per rimarcare il legame della neonata repubblica con il mazzinianesimo, corrente del Risorgimento che faceva capo a Giuseppe Mazzini, fervente repubblicano, fu inaugurato nell'attuale piazzale Ugo La Malfa a Roma, in memoria del patriota genovese, un monumento celebrativo davanti al quale si svolse la manifestazione principale della Festa della Repubblica[13].

Nel 1961 la celebrazione principale della Festa della Repubblica non ebbe luogo a Roma ma a Torino, prima capitale dell'Italia unita. Torino fu capitale d'Italia dal 1861 al 1865, seguita da Firenze (1865-1871) e infine da Roma, che ne è capitale dal 1871. Nel 1961, infatti, si celebrava anche il centenario dell'Unità d'Italia (1861-1961)[13]. Nel 1963 la manifestazione non venne effettuata nella giornata del 2 giugno per le condizioni di salute di papa Giovanni XXIII, ormai morente, e venne rinviata al 4 novembre, in contemporanea alla Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate[13].

Nel 1965 alla celebrazione principale di Roma parteciparono anche gli stendardi delle unità militari soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale; in quell'anno infatti si commemorava anche il 50º anniversario dell'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale. Nello specifico, l'Italia incominciò ufficialmente le operazioni militari nella prima guerra mondiale il 24 maggio 1915, con un primo colpo di cannone sparato dal Forte Verena, sull'altopiano di Asiago, verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena: ai primi fanti del Regio Esercito che varcarono il confine è dedicata la prima strofa de La canzone del Piave[13].

A causa della grave crisi economica che attanagliava l'Italia negli anni settanta, per contenere i costi statali e sociali, la Festa della Repubblica, con legge n. 54 del 5 marzo 1977, fu spostata alla prima domenica di giugno, con la conseguente soppressione del 2 giugno come giorno festivo a essa collegato[16]. Nel 2001, su impulso dell'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che fu protagonista, all'inizio del XXI secolo, di una più generale azione di valorizzazione dei simboli patri italiani, la Festa della Repubblica Italiana ha abbandonato lo status di festa mobile, riassumendo la sua collocazione tradizionale del 2 giugno, che è ritornato così a essere giorno festivo a tutti gli effetti[3][17][18].

Nel 2018 alla celebrazione principale di Roma hanno partecipato anche le bandiere e gli stendardi delle unità militari attive e soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale; in quell'anno infatti si commemorava anche il 100º anniversario della vittoria dell'Italia sull'Austria-Ungheria nel primo conflitto mondiale, avvenuta il 4 novembre 1918.

L'allora presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, scortato dai Corazzieri, rende omaggio al Milite Ignoto all'Altare della Patria il 2 giugno 2012

Le Frecce Tricolori durante la parata militare del 2 giugno 2006

La Festa della Repubblica Italiana in piazza del Plebiscito, a Napoli, il 2 giugno 2009.

Il cerimoniale ufficiale della celebrazione di Roma prevede l'alzabandiera solenne all'Altare della Patria e l'omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro da parte del Presidente della Repubblica alla presenza della massime cariche dello Stato, ovvero del Presidente del Senato, del Presidente della Camera, del Presidente del Consiglio dei ministri, del Presidente della Corte costituzionale, del Ministro della difesa e del Capo di stato maggiore della difesa[13][14][19]. Dopo l'esecuzione dell'Inno di Mameli, le Frecce Tricolori attraversano i cieli di Roma[14].

In seguito il Presidente della Repubblica si reca in via di San Gregorio con la Lancia Flaminia presidenziale scortato da una pattuglia di Corazzieri in motocicletta dove, insieme con il Comandante militare della Capitale, passa in rassegna i reparti schierati[14][19]. Il Capo dello Stato si trasferisce quindi nella tribuna presidenziale che si trova in via dei Fori Imperiali, dove assiste alla sfilata insieme con le più alte cariche dello Stato[13]. I militari sfilanti rendono onore al Presidente della Repubblica, chinando le insegne mentre passano dinanzi alla tribuna presidenziale. È tradizione, per i membri del governo italiano e per i presidenti dei due rami del parlamento, avere appuntata sulla giacca, durante tutta la cerimonia, una coccarda italiana tricolore[20].

La cerimonia si conclude nel pomeriggio con l'apertura al pubblico dei giardini del palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana, e con esecuzioni musicali da parte dei complessi bandistici dell'Esercito Italiano, della Marina Militare Italiana, dell'Aeronautica Militare Italiana, dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

Nel giorno della festa, presso il Palazzo del Quirinale, viene effettuato in forma solenne il Cambio della Guardia con il Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo in alta uniforme[21]. Questo rito solenne viene svolto solamente in altre due occasioni, durante le celebrazioni della Festa del Tricolore (7 gennaio) e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre)[21].

Cerimonie ufficiali si tengono su tutto il territorio nazionale. Fra esse ci sono i tradizionali ricevimenti organizzati da ogni prefettura per le autorità locali, che sono preceduti da manifestazioni pubbliche solenni con parate militari in forma ridotta che sono passate in rassegna dal prefetto nella sua veste di più alta autorità governativa in provincia. Cerimonie analoghe sono organizzate anche dalle Regioni e dai Comuni.

In tutto il mondo le ambasciate italiane organizzano cerimonie a cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica Italiana gli auguri degli altri Capi di Stato.

La parata militare

Alla parata militare prendono parte tutte le forze armate italiane, tutte le forze di polizia della Repubblica, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la Protezione Civile e la Croce Rossa Italiana. La parata militare fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali nel 1950[13].

Nel 1976 la parata militare non venne organizzata in seguito al disastroso terremoto del Friuli. Il comunicato ufficiale del ministero della difesa spiegò così la decisione: " [...] La parata militare del 2 giugno, quest'anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far sì che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori Imperiali [...] "[22]. L'anno successivo, nel 1977, in piena austerity, venne deciso di non riprendere la tradizionale sfilata militare per non gravare ulteriori spese sul bilancio statale[13]. Questa decisione fu ribadita anche negli anni successivi. Al posto della parata militare era organizzata una manifestazione in piazza Venezia a cui prendevano parte rappresentanze delle forze armate italiane[13].

La parata militare venne reinserita nel cerimoniale ufficiale della celebrazione principale di Roma nel 1983[13]; in quell'anno la Festa della Repubblica fu organizzata la prima domenica di giugno, che fu il 5, tra l'Aventino e Porta San Paolo per commemorare la Resistenza all'occupazione tedesca della città di Roma durante la seconda guerra mondiale[13]. L'anno successivo, nel 1984, la parata tornò in via dei Fori Imperiali, mentre nel 1985 si svolse tra via dei Cerchi e le Terme di Caracalla[13]. Nel 1989 la parata militare fu eliminata nuovamente; in sua sostituzione fu organizzata una mostra storica a Piazza di Siena a Roma[13]. Fino al 1999 la celebrazione della Festa della Repubblica si limitò esclusivamente alla cerimonia all'Altare della Patria[13].

La parata tornò definitivamente nel cerimoniale nel 2000 su iniziativa dell'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi[13]. Nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi volle che sfilassero nella parata anche il Corpo di Polizia municipale di Roma, in rappresentanza di tutte le Polizie locali d'Italia, e il personale della Protezione Civile.

Dalla sua istituzione sino alla sua prima temporanea abolizione, la parata militare poteva contare sulla sfilata di un numero maggiore di persone. Dopo la sua reintroduzione l'organico fu ridotto notevolmente e nel 2006 venne fortemente contenuta la presenza di mezzi terrestri e aerei per ragioni di bilancio.

Nel 2011, in occasione del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, sfilò anche il Tricolore di Oliosi. La storica bandiera, che sfilò su un affusto di cannone, risale alla terza guerra di indipendenza italiana (1866) e venne eroicamente salvata a Oliosi, oggi frazione del comune di Castelnuovo del Garda, dalla cattura delle truppe austriache durante la battaglia di Custoza[23].

Nel 2012 la parata del 2 giugno venne dedicata ai terremotati dell'Emilia. In quell'occasione, da più parti, ne fu chiesto l'annullamento. Per rispetto alle vittime la parata si svolse quindi secondo un programma ridotto, senza cavalli (tanto che i Corazzieri sfilarono appiedati) e veicoli e senza il tradizionale sorvolo delle Frecce tricolori.[24] Queste riduzioni furono confermate nel 2013, in piena grande recessione; inoltre, l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sospese il ricevimento cerimoniale per motivi di austerità e di solidarietà verso i poveri e i meno abbienti.[25] Le Frecce tricolori e i Corazzieri a cavallo tornarono a partire dall'edizione 2014, mentre il ricevimento fu ripristinato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a partire dal 2015[26].

Alla parata militare prendono parte anche alcune delegazioni militari dell'ONU, della NATO, dell'Unione europea e rappresentanze di reparti multinazionali che presentano una componente italiana.

Last Updated ( Martedì 02 Giugno 2020 07:10 )

Festa della Repubblica

La Festa della Repubblica l 2 e il 3 giugno del 1946 si tenne un referendum istituzionale con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di stato – monarchia o repubblica – dare al paese[3]. Il referendum fu indetto al termine della seconda guerra mondiale, qualche anno dopo la caduta del fascismo, il regime dittatoriale che era stato sostenuto dalla famiglia reale italiana per più di 20 anni[3]. I sostenitori della repubblica scelsero il simbolo dell'Italia turrita, personificazione nazionale dell'Italia, da utilizzare nella campagna elettorale e sulla scheda del referendum sulla forma istituzionale dello Stato, in contrapposizione allo stemma sabaudo che rappresentava invece la monarchia[4][5]. Ciò scatenò varie polemiche, visto che l'iconografia della personificazione allegorica dell'Italia aveva, e ha tuttora, un significato universale e unificante che avrebbe dovuto essere comune a tutti gli italiani e non solo a una parte di loro: questa fu l'ultima apparizione in ambito istituzionale dell'Italia turrita[6]. Repubblica Monarchia Scheda del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946. Nel cerchio di sinistra è presente la raffigurazione dell'Italia turrita (in riferimento alla repubblica), mentre in quello di destra quella dello stemma sabaudo (in riferimento alla monarchia) Questo referendum istituzionale fu la prima votazione a suffragio universale indetta in Italia[3]. Il risultato della consultazione popolare, 12 717 923 voti per la repubblica e 10 719 284 per la monarchia (con una percentuale, rispettivamente, di 54,3% e 45,7%), venne comunicato il 10 giugno 1946, quando la Corte di cassazione dichiarò, dopo 85 anni di regno, la nascita della Repubblica Italiana[3], venendo sanzionato definitivamente il 18 giugno. Il re d'Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani, manifestatisi già con fatti di sangue in varie città italiane, si potessero estendere in tutto il paese, il 13 giugno, decise di lasciare l'Italia e andare in esilio in Portogallo[7]. Dal 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica, fu proibito ai discendenti maschi di Umberto II di Savoia l'ingresso in Italia; la disposizione fu abrogata nel 2002[8]. L'11 giugno 1946, primo giorno dell'Italia repubblicana, venne dichiarato giorno festivo[9]. Il 2 giugno si celebra la nascita della nazione moderna in maniera simile al 14 luglio francese (anniversario della presa della Bastiglia) e al 4 luglio statunitense (anniversario della dichiarazione d'indipendenza dalla Gran Bretagna). Il 17 marzo si festeggia invece l'unità d'Italia e la nascita dello stato italiano in onore al 17 marzo 1861, data della proclamazione del Regno d'Italia[10]. Prima della nascita della repubblica, la giornata celebrativa nazionale del Regno d'Italia era la festa dello Statuto Albertino, che si teneva nella prima domenica di giugno[11]. Il Vittoriano, conosciuto anche come "Altare della Patria" La prima celebrazione della Festa della Repubblica Italiana avvenne il 2 giugno 1947[12], mentre nel 1948 si ebbe la prima parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma[13][14]; il 2 giugno fu definitivamente dichiarato festa nazionale nel 1949[15]. Nell'occasione il cerimoniale comprese la rivista militare delle forze armate in onore della repubblica da parte del Presidente della Repubblica Italiana; la manifestazione avvenne in piazza Venezia, di fronte al Vittoriano[13]. Dopo la deposizione della corona d'alloro al Milite Ignoto da parte del presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi, gli stendardi delle forze armate abbandonarono la formazione, percorsero la scalinata del monumento e resero omaggio al presidente con un inchino[13]. L'allora presidente Giorgio Napolitano mentre passa in rassegna le formazioni schierate per la rivista militare sulla Lancia Flaminia presidenziale il 2 giugno 2008 Nel 1949, con l'ingresso dell'Italia nella NATO, si svolsero dieci celebrazioni in contemporanea in tutto il Paese: nell'occasione, per rimarcare il legame della neonata repubblica con il mazzinianesimo, corrente del Risorgimento che faceva capo a Giuseppe Mazzini, fervente repubblicano, fu inaugurato nell'attuale piazzale Ugo La Malfa a Roma, in memoria del patriota genovese, un monumento celebrativo davanti al quale si svolse la manifestazione principale della Festa della Repubblica[13]. Nel 1961 la celebrazione principale della Festa della Repubblica non ebbe luogo a Roma ma a Torino, prima capitale dell'Italia unita. Torino fu capitale d'Italia dal 1861 al 1865, seguita da Firenze (1865-1871) e infine da Roma, che ne è capitale dal 1871. Nel 1961, infatti, si celebrava anche il centenario dell'Unità d'Italia (1861-1961)[13]. Nel 1963 la manifestazione non venne effettuata nella giornata del 2 giugno per le condizioni di salute di papa Giovanni XXIII, ormai morente, e venne rinviata al 4 novembre, in contemporanea alla Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate[13]. Nel 1965 alla celebrazione principale di Roma parteciparono anche gli stendardi delle unità militari soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale; in quell'anno infatti si commemorava anche il 50º anniversario dell'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale. Nello specifico, l'Italia incominciò ufficialmente le operazioni militari nella prima guerra mondiale il 24 maggio 1915, con un primo colpo di cannone sparato dal Forte Verena, sull'altopiano di Asiago, verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena: ai primi fanti del Regio Esercito che varcarono il confine è dedicata la prima strofa de La canzone del Piave[13]. A causa della grave crisi economica che attanagliava l'Italia negli anni settanta, per contenere i costi statali e sociali, la Festa della Repubblica, con legge n. 54 del 5 marzo 1977, fu spostata alla prima domenica di giugno, con la conseguente soppressione del 2 giugno come giorno festivo a essa collegato[16]. Nel 2001, su impulso dell'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che fu protagonista, all'inizio del XXI secolo, di una più generale azione di valorizzazione dei simboli patri italiani, la Festa della Repubblica Italiana ha abbandonato lo status di festa mobile, riassumendo la sua collocazione tradizionale del 2 giugno, che è ritornato così a essere giorno festivo a tutti gli effetti[3][17][18]. Nel 2018 alla celebrazione principale di Roma hanno partecipato anche le bandiere e gli stendardi delle unità militari attive e soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale; in quell'anno infatti si commemorava anche il 100º anniversario della vittoria dell'Italia sull'Austria-Ungheria nel primo conflitto mondiale, avvenuta il 4 novembre 1918. L'allora presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, scortato dai Corazzieri, rende omaggio al Milite Ignoto all'Altare della Patria il 2 giugno 2012 Le Frecce Tricolori durante la parata militare del 2 giugno 2006 La Festa della Repubblica Italiana in piazza del Plebiscito, a Napoli, il 2 giugno 2009. Il cerimoniale ufficiale della celebrazione di Roma prevede l'alzabandiera solenne all'Altare della Patria e l'omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro da parte del Presidente della Repubblica alla presenza della massime cariche dello Stato, ovvero del Presidente del Senato, del Presidente della Camera, del Presidente del Consiglio dei ministri, del Presidente della Corte costituzionale, del Ministro della difesa e del Capo di stato maggiore della difesa[13][14][19]. Dopo l'esecuzione dell'Inno di Mameli, le Frecce Tricolori attraversano i cieli di Roma[14]. In seguito il Presidente della Repubblica si reca in via di San Gregorio con la Lancia Flaminia presidenziale scortato da una pattuglia di Corazzieri in motocicletta dove, insieme con il Comandante militare della Capitale, passa in rassegna i reparti schierati[14][19]. Il Capo dello Stato si trasferisce quindi nella tribuna presidenziale che si trova in via dei Fori Imperiali, dove assiste alla sfilata insieme con le più alte cariche dello Stato[13]. I militari sfilanti rendono onore al Presidente della Repubblica, chinando le insegne mentre passano dinanzi alla tribuna presidenziale. È tradizione, per i membri del governo italiano e per i presidenti dei due rami del parlamento, avere appuntata sulla giacca, durante tutta la cerimonia, una coccarda italiana tricolore[20]. La cerimonia si conclude nel pomeriggio con l'apertura al pubblico dei giardini del palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana, e con esecuzioni musicali da parte dei complessi bandistici dell'Esercito Italiano, della Marina Militare Italiana, dell'Aeronautica Militare Italiana, dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato. Nel giorno della festa, presso il Palazzo del Quirinale, viene effettuato in forma solenne il Cambio della Guardia con il Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo in alta uniforme[21]. Questo rito solenne viene svolto solamente in altre due occasioni, durante le celebrazioni della Festa del Tricolore (7 gennaio) e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre)[21]. Cerimonie ufficiali si tengono su tutto il territorio nazionale. Fra esse ci sono i tradizionali ricevimenti organizzati da ogni prefettura per le autorità locali, che sono preceduti da manifestazioni pubbliche solenni con parate militari in forma ridotta che sono passate in rassegna dal prefetto nella sua veste di più alta autorità governativa in provincia. Cerimonie analoghe sono organizzate anche dalle Regioni e dai Comuni. In tutto il mondo le ambasciate italiane organizzano cerimonie a cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica Italiana gli auguri degli altri Capi di Stato. La parata militare Alla parata militare prendono parte tutte le forze armate italiane, tutte le forze di polizia della Repubblica, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la Protezione Civile e la Croce Rossa Italiana. La parata militare fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali nel 1950[13]. Nel 1976 la parata militare non venne organizzata in seguito al disastroso terremoto del Friuli. Il comunicato ufficiale del ministero della difesa spiegò così la decisione: " [...] La parata militare del 2 giugno, quest'anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far sì che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori Imperiali [...] "[22]. L'anno successivo, nel 1977, in piena austerity, venne deciso di non riprendere la tradizionale sfilata militare per non gravare ulteriori spese sul bilancio statale[13]. Questa decisione fu ribadita anche negli anni successivi. Al posto della parata militare era organizzata una manifestazione in piazza Venezia a cui prendevano parte rappresentanze delle forze armate italiane[13]. La parata militare venne reinserita nel cerimoniale ufficiale della celebrazione principale di Roma nel 1983[13]; in quell'anno la Festa della Repubblica fu organizzata la prima domenica di giugno, che fu il 5, tra l'Aventino e Porta San Paolo per commemorare la Resistenza all'occupazione tedesca della città di Roma durante la seconda guerra mondiale[13]. L'anno successivo, nel 1984, la parata tornò in via dei Fori Imperiali, mentre nel 1985 si svolse tra via dei Cerchi e le Terme di Caracalla[13]. Nel 1989 la parata militare fu eliminata nuovamente; in sua sostituzione fu organizzata una mostra storica a Piazza di Siena a Roma[13]. Fino al 1999 la celebrazione della Festa della Repubblica si limitò esclusivamente alla cerimonia all'Altare della Patria[13]. La parata tornò definitivamente nel cerimoniale nel 2000 su iniziativa dell'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi[13]. Nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi volle che sfilassero nella parata anche il Corpo di Polizia municipale di Roma, in rappresentanza di tutte le Polizie locali d'Italia, e il personale della Protezione Civile. Dalla sua istituzione sino alla sua prima temporanea abolizione, la parata militare poteva contare sulla sfilata di un numero maggiore di persone. Dopo la sua reintroduzione l'organico fu ridotto notevolmente e nel 2006 venne fortemente contenuta la presenza di mezzi terrestri e aerei per ragioni di bilancio. Nel 2011, in occasione del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, sfilò anche il Tricolore di Oliosi. La storica bandiera, che sfilò su un affusto di cannone, risale alla terza guerra di indipendenza italiana (1866) e venne eroicamente salvata a Oliosi, oggi frazione del comune di Castelnuovo del Garda, dalla cattura delle truppe austriache durante la battaglia di Custoza[23]. Nel 2012 la parata del 2 giugno venne dedicata ai terremotati dell'Emilia. In quell'occasione, da più parti, ne fu chiesto l'annullamento. Per rispetto alle vittime la parata si svolse quindi secondo un programma ridotto, senza cavalli (tanto che i Corazzieri sfilarono appiedati) e veicoli e senza il tradizionale sorvolo delle Frecce tricolori.[24] Queste riduzioni furono confermate nel 2013, in piena grande recessione; inoltre, l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sospese il ricevimento cerimoniale per motivi di austerità e di solidarietà verso i poveri e i meno abbienti.[25] Le Frecce tricolori e i Corazzieri a cavallo tornarono a partire dall'edizione 2014, mentre il ricevimento fu ripristinato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a partire dal 2015[26]. Alla parata militare prendono parte anche alcune delegazioni militari dell'ONU, della NATO, dell'Unione europea e rappresentanze di reparti multinazionali che presentano una componente italiana.

Last Updated ( Martedì 02 Giugno 2020 06:58 )

Gotta

Gotta: cosa mangiare (e cosa no)

Possiamo definire la gotta come una forma di artrite, ovvero una condizione di infiammazione cronica che colpisce le articolazioni. Ancora oggi, questa patologia affligge milioni di persone nel mondo.

Le persone affette da gotta sperimentano improvvisi attacchi di dolore, gonfiore e infiammazione delle articolazioni. Fortunatamente, ad oggi, la gotta può essere curata e mantenuta sotto controllo grazie agli opportuni farmaci, ad un’alimentazione favorevole e ad alcuni semplici cambiamenti nello stile di vita.

Concentriamoci per un attimo sull’alimentazione, per capire cosa mangiare per la gotta.

Gotta e uricemia alta: facciamo il punto

La gotta è una malattia reumatica che colpisce le articolazioni e i tessuti, con attacchi ricorrenti di artrite, gonfiore, arrossamento e una costante sensazione di calore da infiammazione.

Questa patologia, che interessa soprattutto la popolazione di età sopra i 65 anni, è causata dall’iperuricemia, ovvero dall’eccesso di acido urico nel sangue.

L’uricemia alta può essere dovuta a fattori di predisposizione genetica, a difetti nella funzionalità renale, all’assunzione prolungata di certi farmaci, come gli antipertensivi ma anche a scorrette abitudini alimentari.

Alcuni cibi, infatti, hanno un elevato contenuto in purine, le basi azotate che, quando insorge la gotta, l’organismo sintetizza in quantità eccessive, senza poi riuscire a smaltirli con la stessa velocità o efficienza, lasciando che l’acido urico, un diretto metabolita delle purine, si depositi nelle articolazioni e nei tessuti sotto forma di molecole cristallizzate, causando infiammazione.

Ecco perché le persone affette da tale patologia devono assolutamente intervenire per modificare anche il loro stile alimentare e capire cosa mangiare per prevenire ulteriori aggravamenti e complicazioni della condizione. La dieta per la gotta, infatti, può sicuramente essere un valido alleato per alleviare i sintomi e, perché no, stare davvero meglio.

Cosa non mangiare per la gotta

Per le persone soggette ad attacchi di gotta, sono da evitare tutti quei cibi con elevato contenuto in acidi nucleici e, in particolare, in purine. Inoltre, bisognerebbe evitare anche gli alimenti con elevato contenuto di fruttosio, poiché possono innescare un attacco di gotta.

Dunque, cosa non mangiare con la gotta?

  • Carni d’organo – Includono il fegato, i reni, le animelle e il cervello
  • Carni da selvaggina – Come ad esempio il piccione, il cinghiale e la carne di cervo
  • Pesce – Come le aringhe, le trote, lo sgombro, il tonno, le sardine e le acciughe
  • Frutti di mare – Granchio, gamberetti e calamari
  • Bevande zuccherate – Specialmente i succhi di frutta e le sode zuccherate
  • Zuccheri aggiunti – Come il miele, il nettare di agave e lo sciroppo di mais con fruttosio
  • Lieviti – Il lievito da cucina, il lievito di birra e altri prodotti a base di lievito

Inoltre, i carboidrati raffinati, come il pane bianco, le torte e i biscotti, andrebbero esclusi dalla dieta per la gotta. Nonostante non abbiano un contenuto elevato in purine o in fruttosio, infatti, questi cibi presentano un basso valore nutritivo e potrebbero far innalzare i livelli di acido urico.

Gotta: cosa mangiare

Cosa mangiare con la gotta? Niente paura. Vi sono molti alimenti a basso contenuto di purine che si possono consumare con assoluta serenità.

Gli alimenti vengono considerati a basso contenuto di purine quando i livelli di queste molecole non superano i 100 mg per 100 g di alimento.

Riportiamo alcuni fra i principali cibi a basso contenuto di purine, che sono considerati universalmente sicuri per le persone affette da gotta:

  • Frutta – Tutti i frutti sono, generalmente, sicuri per la gotta: le ciliegie possono addirittura aiutare a prevenirne attacchi, abbassando i livelli di acido urico e riducendo, quindi, l’infiammazione
  • Verdura – Tutte le verdure vanno bene, incluse le patate, i piselli, i funghi, le melanzane e le verdure a foglie verdi
  • Legumi – Ancora, tutti i legumi sono sicuri, incluse le lenticchie, i fagioli, i semi di soia e il tofu
  • Frutta secca – Senza discriminazione, la frutta secca e i vari semi sono sicuri per la gotta
  • Cereali – Questi includono l’avena, il riso integrale e l’orzo
  • Latticini – Tutti i prodotti caseari sono sicuri, ma i latticini con pochi grassi sembrano essere particolarmente benefici
  • Uova
  • Bevande – Caffè, tè e tè verde
  • Aromi e spezie – Tutti gli aromi e le spezie possono essere utilizzati in sicurezza
  • Oli vegetali – Inclusi gli oli di canola, di cocco, di oliva e di lino

Cosa mangiare (con estrema moderazione) se si soffre di uricemia alta

A parte le carni d’organo, la selvaggina e certe tipologie di pesce, la maggior parte delle carni può essere consumata, anche se in quantità limitata. È consigliabile, però, limitarsi a circa 115 – 170 g di questi cibi, da assumere una o due volte alla settimana.

Questi, infatti, contengono un modesto contenuto di purine, stimato in circa 100 – 120 mg per 100 g di alimento. Mangiarne in quantità superiore a quelle indicate può, quindi, innescare un attacco di gotta. In particolare, via libera, con moderazione, a:

  • Carne: ad esempio il pollo, il manzo, il maiale e l’agnello
  • Altri tipi di pesce: il salmone fresco o affumicato solitamente contiene un più basso livello di purine di qualsiasi altro pesce

Last Updated ( Sabato 30 Maggio 2020 17:07 )

Tè verde

Tè verde: proprietà e benefici per tutto l’organismo


di Alessia Sironi

E' un ottimo tonico per la pelle, un energizzante naturale e aiuta a dare una sferzata al metabolismo. Ecco i motivi per cui amare il tè verde e introdurlo nella propria dieta

Il tè verde ha grandi effetti sul nostro metabolismo: oltre a renderlo più efficiente garantisce un ottimo apporto di antiossidanti ed è quindi in grado di svolgere una potente azione anti-invecchiamento sui tessuti e sugli organi del nostro corpo. E poi, a volte, dover bere sempre e solo acqua può annoiare quindi il tè verde diventa un ottimo aiuto: fa aumentare i battiti del cuore e di conseguenza aiuta il corpo a bruciare calorie. 

Ma quali sono nel dettaglio le proprietà e i benefici di questa 'magica' bevanda?

1. É un concentrato di antiossidanti

Il tè verde è un concentrato puro e naturale di antiossidanti che oltre ad aiutare il  tra i quali si trovano soprattutto polifenoli e bioflavonoidi. Gli antiossidanti infatti sono assolutamente necessari al nostro organismo per rallentare l'invecchiamento cellulare, favorire la rigenerazione dei tessuti e contrastare i radicali liberi. Tutto questo è anche merito dell’alta concentrazione di catechine nel tè verde, che oltre a rallentare il naturale processo di invecchiamento delle cellule, inibisce il proliferare di malattie ed eventuali cellule impazzite che provocano il cancro.

2. É un antibatterico naturale 

Il tè verde è anche un ottimo antibatterico naturale: la sua azione è simile a quella degli antibiotici. Anzi, alcune ricerche svolte proprio in Italia, dimostrerebbero che le sostanze contenute nel tè verde triplicherebbero l’efficacia dell’azione degli antibiotici, nel momento in cui un batterio ha sviluppato una resistenza al farmaco in questione.  L’azione antibatterica del tè verde riguarda soprattutto la bocca e i denti. Le sostanze che contiene infatti sono in grado di contrastare l'azione di uno dei batteri presenti nel cavo orale, lo Streptococcus mutans e numerosi studi scientifici hanno confermato l'azione benefica del tè verde contro i batteri che possono causare problemi dentali.

3. Aiuta a stimolare il metabolismo

Perché alcune persone possono mangiare porzioni abbondanti di cibo senza ingrassare e noi invece appena ingeriamo un pasticcino ce lo ritroviamo su pancia, fianchi e cosce? La motivazione è rintracciabile nel meccanismo di accumulo dei grassi, che in alcune persone funziona fin troppo bene e in altre, diciamo, un tantino meno. Un aiuto inaspettato potrebbe però venire dal tè verde. Da un’inchiesta pubblicata sulla rivista Nutrion Research, i ricercatori della Poznan University, in Polonia, hanno scoperto che questa bevanda è in grado di influenzare il meccanismo di accumulo dei grassi. Ecco perché bere quotidianamente una tazza di tè verde aiuta a mantenere la linea.  Perché? É grazie alle metilxantine (caffeina, teobromina, teofillina) contenute in questa preziosa pianta che stimolano la lipolisi ovvero la capacità di bruciare i grassi (più velocemente): aiutano così il corpo a liberarsi del grasso in eccesso e quindi a perdere peso.  Queste sostanze hanno anche un effetto diuretico che dà una mano al corpo nella lotta contro la ritenzione idrica.

4. Protegge la pelle

Il tè verde, grazie al contenuto di vitamine B, C, E e betacarotene, è un toccasana anche per i problemi della pelle come, per esempio, l’acne. Il contenuto di antiossidanti rende il tè verde un alleato nella lotta all’invecchiamento cutaneo e le già citate catechine proteggono la pelle dai raggi UV, prevenendo le macchie cutanee e mantenendo la pelle elastica e morbida.  Non solo: grazie alle sue proprietà diuretiche, il tè verde aiuta le donne nella guerra contro uno degli inestetismi più diffusi (e odiati): la cellulite! Per ottenere una pelle più tesa, tonica e compatta.

5. Aiuta nel trattamento del diabete

Consumare regolarmente tè verde fornisce al corpo una ricarica costante di catechine, che aiutano a mantenere sotto controllo il livello degli zuccheri nel sangue e assicurano un buon funzionamento del pancreas.

La dieta del tè verde 

Questa 'dieta del tè' vi farà dimagrire fino a 3 chili in un mese introducendo nel nostro corpo non più di 1200 calorie al giorno. In generale, bere 3 tazze di tè verde al giorno per un mese può permettere di non far ingrassare senza fare alcuna dieta restrittiva, se invece si vuole dimagrire, grazie anche al buon effetto drenante, si deve arrivare a berne 5 tazze per stimolare il metabolismo e favorire il senso di sazietà: una la mattina appena alzati, poi a metà mattina e metà pomeriggio e infine dopo i due pasti principali. Se soffrite di insonnia potete optare per la variante deteinata anche se, logicamente, i risultati sono minori.

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