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Trump sul Russiagate.

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Bannon attacca l’entourage di Trump sul Russiagate. Il presidente: è pazzo

di Marco Valsania

03 gennaio 2018

NEW YORK - È' stata una vera e propria scomunica. Una rottura - probabilmente - definitiva. Quella tra Donald Trump e il suo ex stratega Steve Bannon, l'eroe del populismo ultra-conservatore e degli estremisti dell'Alt Right, ha assunto tutti i crismi di una faida brutale e senza esclusione di colpi, con scambi di durissimi di attacchi personali e conseguenze ancora da valutare per il movimento che ha portato l'ex magnate immobiliare e televisivo alla Casa Bianca e per la futura credibilità del presidente.

 L'ex consigliere, tuttora nell'orbita della Casa Bianca da esterno, spara a zero contro la cerchia più ristretta attorno a Trump dalle pagine di un libro-rivelazione sui retroscena della Casa Bianca, accusando in particolare il figlio Don Jr. di “tradimento” del Paese e di comportamento “non patriottico” per il suo noto incontro pre-elettorale con emissari della Russia per ottenere informazioni compromettenti sulla rivale democratica Hillary Clinton.

E Trump risponde per le rime affermando che Bannon è in preda alla follia: ha non solo perso “il posto di lavoro” nell'amministrazione - è stato estromesso nei mesi scorsi proprio in seguito a conflitti con esponenti della famiglia presidenziale - ma anche “il cervello”. E in realtà contava come il due di picche nella vittoria alle urne, capace soltanto di auto-promozione.

Dall’Alabama un campanello d’allarme per Trump e per i Repubblicani

Trump, tradendo ira e potenziale serietà della nuova crisi nel suo entourage, ha fatto scattare un comunicato ufficiale della Casa Bianca per denigrare l'ex ferreo alleato. «Steve Bannon non ha nulla a che fare con me o la mia presidenza». Ancora: non rappresenta la cosiddetta base populista «ma solo se stesso». Ha poi ricordato che di recente aveva sostenuto un candidato perdente al Senato, il repubblicano Roy Moore in Alabama accusato di pedofilia (dimenticando però che lo aveva sostenuto pure lui). E che anzichè difendere l’agenda del presidente per «fare di nuovo grande l'America» voleva semplicemente «radere tutto al suolo». Un riferimento alle visioni politiche apocalittiche attribuite a Bannon, oggi tornato alla guida del sito ultrà Breitbart News, durante la sua carriera.

Non finisce qui. Bannon per Trump è un millantatore di credito ed è lui stesso il vero traditore politico. «Steve pretende di essere in guerra con i media e li chiama il partito di opposizione, ma passava il suo tempo quando era alla Casa Bianca a lasciare filtrare informazioni false proprio ai media per sembrare più importante di quel che era. È l’unica cosa che fa davvero bene. Raramente ha avuto com me incontri faccia a faccia e ha solo preteso di essere influente per ingannare chi non ha vero accesso e non ha idea di come stiano le cose, aiutandolo nel scrittura di libri falsi».

La guerra (nucleare) dei bottoni tra Kim e Trump

Il libro falso in questione è quello in fase di uscita preparato da Michel Wolff: “Fire and Fury: Inside the the Trump White House”. Estratti del volume sono stati pubblicati dal giornale britannico The Guardian. In questi, Bannon viene citato nel prendere di mira brutalmente Don Jr, il cognato di Trump, Jared Kushner, oltre all'ex manager della campagna elettorale Paul Manafort per la loro scelta di sedersi con i russi alla Trump Tower. «I tre esponenti senior della campagna hanno pensato che fosse una buona idea incontrarsi con un governo straniero nella sala delle conferenze al 25esimo piano della Trump Tower e senza avvocati presenti - avrebbe detto Bannon - Anche se uno non crede che questo sia un comportamento da traditori, non patriottico e una porcheria - e io penso che sia tutto ciò - avrebbero dovuto chiamare immediatamente l’Fbi».

Bannon prevede anche che l’inchiesta del procuratore speciale che oggi indaga sull’intero scandalo del Russiagate, le interferenze di Mosca nelle elezioni a favore di Trump e e possibili connivenze della sua campagna, si incentrerà sul riciclaggio di denaro. Una pista che potrebbe dare nuovo filo da torcere alla Casa Bianca. «Frantumeranno Dn Jr come un guscio d'uovo sotto le telecamere della televisione nazionale», afferma Bannon.

Wolff, che era stato spesso visto nell'ufficio di Bannon alla Casa Bianca prima della sua emarginazione, rivela nel libro che altri consiglieri di Trump hanno avuto un rapporto difficile con il presidente e lo consideravano squilibrato e impreparato. Tra questi Tom Barrack, che ha però smentito seccamente. Tra gli episodi-shock raccontati, la designazione durante la campagna elettorale di un tutor, Sam Nunberg, per spiegare a Trump la Costituzione americana, che avrebbe detto di essere riuscito ad arrivare solo al Quarto Emendamento. I portavoce della Casa Bianca, dopo la presa di posizione dello stesso presidente, hanno attaccato il nuovo libro come «pieno di falsità». Su una cosa potrebbero però esserci pochi dubbi: Wolff indica che nè Donald Trump nè sua moglie e attuale First Lady Melania Trump si aspettavano davvero di vincere le elezioni. Un presidente per caso, insomma, oltre che da oggi ancora più sotto assedio e controverso.

IL NOSTRO COMMENTO:  Bisognerebbe andare a fondo su questa triste vicenda e, se esistono prove del Russiangate, non esitare a mandare a casa Trump definitivamente.

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