06 luglio 2022
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Obbligo di rettifica: unanimità a parole....

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Pubblichiamo un articolo, con video, dell'Avv. Guido Scorza sull'obbligo di rettifica dei siti informatici

Obbligo di rettifica: parole, parole, parole... di Guido Scorza

Quanto sta accadendo nelle ultime ore in relazione all'ormai famoso comma 29 del c.d. DDL intercettazioni ha del paradossale e, a prescindere dal merito della questione costituisce, probabilmente un'ennesima conferma del dillettantismo diffuso

 

e trasversale nel Palazzo nonché dell'evidente inefficienza dei meccanismi di decisione politica. I fatti sono ormai noti.
Il famigerato DDL intercettazioni contiene, sin dalla sua originaria stesura a cura del Ministro Alfano un comma 29 (fu 28) che mira ad estendere a tutti i gestori di siti informatici l'obbligo della rettifica previsto dalla legge sulla stampa datata 1948.
E' una previsione che minaccia fortemente la libertà di informazione in Rete.
Era il 14 luglio 2009 - oltre un anno fa- quando la blogosfera italiana scese in piazza e promosse il primo sciopero dei blogger proprio per chiedere al Palazzo di modificare la norma.
L'iniziativa ebbe una enorme eco mediatica e, in tanti, nella maggioranza e nell'opposizione promisero che sarebbero intervenuti a modificare la disposizione.
Nel corso dell'iter parlamentare, tuttavia, fatta eccezione per qualche timido emendamento, nessuno si è davvero battuto per modificare l'infelice e pericolosa disposizione e il risultato è stato che il comma 29 è uscito dal Senato in una formulazione addirittura peggiore rispetto a quella con la quale vi era entrato: il testo ora stabilisce in modo inequivoco che non solo le testate telematiche sono soggette all'obbligo di rettifica ma anche ogni altro sito informatico.
Nelle scorse settimane il testo è, quindi, approdato alla Camera.
In Commissione giustizia, tuttavia, il presidente, Onorevole Bongiorno ha pensato bene di dichiarare inammissibili i due emendamenti attraverso i quali si volevano mitigare le conseguenze della norma sulla Rete.
Ora leggo in una dichiarazione dell'On. Bongiorno al Corriere della Sera che «Io e il governo siamo disponibili a verificare l'opportunità di modificare quella parte».
Davvero interessante ma troppo semplice cavarsela con una battuta a posteriori. Chi ha dichiarato inammissibili i due emendamenti volti a rivedere il comma 29? L'avatar dell'On. Bongiorno?
E i colleghi membri della maggioranza di Governo presenti in commissione giustizia che, ora, a detta dell'On. Bongiorno sarebbero disponibili a rivedere il testo, dove erano quando, inspiegabilmente, la stessa commissione ha bocciato l'emendamento presentato dall'On. Zaccaria già dichiarato inammissibile dall'On. Bongiorno?
Parole, parole, parole...ma non finiscono qui.
Questa mattina con Arianna e Fabio abbiamo dato la notizia delle sconcertanti dichiarazioni dell'On. Ciccanti dell'UDC a proposito del famigerato comma 29. Pare però che Ciccanti parlasse a titolo personale perché Casini sembra pensarla in maniera diametralmente opposta.
L'UDC, dunque, pur non risultandomi nessun emendamento presentato dagli uomini dell'On. Casini né alla Camera né al Senato sembrerebbe contrario al testo del comma 29.
Un'altra buona notizia ma, sfortunatamente, ancora una volta fatta solo di parole che sin qui non si sono tradotte in azione.
Ma andiamo avanti.
Leggo ora il resoconto dell'esame del ddl intercettazioni compiuto ieri mattina in commissione Trasporti e comunicazione alla Camera dei Deputati.
All'esito dell'esame, la Commissione presieduta dall'On. Valducci (PDL), alla presenza del Sottosegretario Giachino ha espresso parere favorevole sul testo pervenutole dalla Commissione Giustizia con un'unica condizione relativa proprio al comma 29.
Mi sembra importante riportare per esteso lo stralcio dei verbali della Commissione:
il testo approvato dal Senato reca modifiche al comma 29 dell'articolo 1, in base alle quali si precisa che i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica sono compresi nell'ambito dei siti informatici ai quali è esteso l'obbligo di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, mediante la pubblicazione, entro quarantotto ore dalla richiesta, delle dichiarazioni o rettifiche con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono;
la formulazione del testo, come modificato dal Senato, non esclude il rischio, già evidenziato nel parere espresso dalla Commissione sul disegno di legge in prima lettura presso la Camera dei deputati, che l'obbligo di rettifica ricada, per la generalità dei siti informatici, piuttosto che sugli autori dei contenuti diffamatori, sui gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi, i quali, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo;
occorre invece ribadire l'esigenza che l'obbligo di rettifica, di cui all'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, come modificato dal comma 29 dell'articolo 1 del disegno di legge in esame, sia riferito esclusivamente ai giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all'obbligo di registrazione di cui all'articolo 5 della citata legge n. 47 del 1948;
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con la seguente condizione:
alla lettera a) del comma 29 dell'articolo 1, capoverso, sostituire le parole: «, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica» con le seguenti: «che recano giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica e soggetti all'obbligo di registrazione di cui all'articolo 5»;
conseguentemente,
alla lettera d) del medesimo comma, capoverso, sostituire le parole: «, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica», ovunque ricorrano, con le seguenti: «che recano giornali
quotidiani e periodici diffusi per via telematica e soggetti all'obbligo di registrazione di cui all'articolo 5»;
alla lettera e) del medesimo comma, capoverso, sostituire le parole: «, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica» con le seguenti: «riconducibili a giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica e soggetti all'obbligo di registrazione di cui all'articolo 5».
Il sottosegretario di Stato Bartolomeo GIACHINO esprime l'assenso del Governo sulla proposta di parere favorevole con condizione del relatore.
Parere favorevole, dunque, ma a condizione di modificare sensibilmente il comma 29, condizione condivisa dal Governo per bocca del suo Sottosegretario.
Ce ne sarebbe, forse, abbastanza per non avere più alcun dubbio sul fatto che il comma 29 è destinato, in aula, ad essere abrogato o modificato.
Ma non basta.
Sull'onda delle contestazioni in Rete e fuori dalla Rete, anche il PD ha promesso battaglia sul comma 29 per bocca dell'On. Franceschini che ha aderito ad un appello di art. 21, dichiarando: «Sottoscrivo il vostro appello per salvare la Rete. Il comma 29 dell'art. 1 del ddl intercettazioni rappresenta il più grande tentativo di limitare la libertà del web. Come Partito democratico siamo impegnati a chiedere lo stralcio di questa norma assurda. E porteremo in Aula la battaglia, che affronteremo con qualsiasi mezzo utile per fermare questo scempio»
Almeno a parole, quindi, il Parlamento intero sembra concordare sull'esigenza di modificare il comma 29.
A questo punto non resta che accordare a tutti i nostri Onorevoli il beneficio del dubbio e stare a guardare: se il testo dovesse uscire dalla discussione in aula nella sua attuale formulazione - a prescindere dal caso di specie - avremmo una forte ed inequivocabile conferma del fatto che nessuno in Parlamento ha davvero a cuore le questioni della Rete e/o piuttosto che Lorsignori non sono in grado - per le ragioni più nobili che qui non interessa indagare - di governare non già un Paese, ma neppure un processo decisionale relativo alla modifica di 10 parole in un disegno di legge, pur essendo tutti d'accordo sulla necessità di modificarle.

NOSTRO COMMENTO: Attenzione a non perdere di vista questa travagliata vicenda. L'unanimità non esiste neanche in Paradiso! Qualcosa non quadra. Occhio! Fate girare, intanto, questo articolo del collega, Avv. Guido Scorza, perché la gente sia sempre più informata dei contenuti di questo DDL sulle intercettazioni proposto dal Governo.

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