22 novembre 2019
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Ancora sulla riforma della giustizia

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Dalla Stampa.it, si riporta:

Si potranno citare i magistrati

Comincia il lungo iter della riforma costituzionale: cambieranno dodici articoli

di Francesco  GRIGNETTI

1. Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri

  Separate le carriere per giudici e pubblici ministeri, i primi costituiranno un «ordine autonomo e indipendente da ogni potere e sono soggetti soltanto alla legge». I secondi, un «ufficio» organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che «ne assicura l’indipendenza».

Pro

I pm diventano avvocati dell’accusa
Non più un concorso unico e una carriera unitaria, ma due filiere distinte fin dall’inizio. Berlusconi voleva perfino cambiare nome ai pm e chiamarli «avvocati dell’accusa». Disse anche: «Quando vorranno interagire con i giudici, dovranno chiedere un appuntamento con il cappello in mano, così come devono fare oggi gli avvocati della difesa».

Contro

Ma così si rischia l’autoreferenzialità
«La separazione delle carriere dei pm, fatta così, è un pericolo». é stato tassativo, Luciano Violante, nel rigettare l’ipotesi. Così come è contrarissima l’associazione nazionale magistrati. «È un errore pauroso perché si fa diventare il pubblico ministero autoreferenziale», commenta Salvatore Sfrecola, presidente della Corte dei Conti piemontese.

2. Un doppio Csm solo per le promozioni. Non adotterà più atti di indirizzo politico
Ci sarà un Csm per i giudici e un altro per i pubblici ministeri a sovrintendere su assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni. A presiedere entrambi potrebbe essere il Capo dello Stato, ma non è deciso. Non potranno però esprimere atti politici.


Pro

Cambia anche il sistema di voto
«È del tutto evidente - ha spiegato spesso il Cavaliere - che in un sistema basato sulla separazione degli ordini tra giudici e avvocati dell’accusa non avrebbe alcun senso un Csm come quello che esiste oggi». Perciò ecco una riforma «epocale» che entrerà nel dettaglio di tutto, compreso il «metodo di elezione dei membri del Csm».

Contro

Attacco delle toghe: “Clima torbido”
Gli attuali consiglieri del Csm rischiano di essere gli ultimi di una lunga storia, iniziata nel lontano 1959. Ieri, alla vigilia di un consiglio dei ministri tanto importante, i «togati» sono scesi sul piede di guerra, denunciando la mancata collaborazione con il ministro della Giustizia e un «clima torbido» che si sta addensando intorno alla magistratura.

3. I poteri disciplinari saranno trasferiti dal Csm a una nuova Corte di disciplina
Sarà modificato l’articolo 105 della Costituzione che dava al Csm i poteri disciplinari, con la creazione di una Corte di disciplina, anzi due: una per i pubblici ministeri, una per i giudici. Metà dei membri saranno votati dal Parlamento, metà dai colleghi.


Pro

Un freno alla giustizia domestica
Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato, e teorico di questa riscrittura della Costituzione, tuona spesso contro la «giustizia domestica» dei magistrati: con l’attuale sistema, giudicano se stessi. Sono parole fatte proprie anche dal ministro Alfano: «Occorre una giustizia disciplinare che non sia una giustizia domestica».

Contro

Già oggi il Csm è severo
Non è affatto vero che la Commissione Disciplinare del Csm sia di mano leggera, sostiene l’Anm. «Il 10% dei magistrati in servizio viene sottoposto a procedimento disciplinare e il 3% viene condannato a sanzioni disciplinari», spiega il presidente Luca Palamara, smentendo che la magistratura sia «una corporazione che vuole assolvere tutto».

4. L’azione penale rimarrà obbligatoria ma sarà il Parlamento a stabilire le priorità
Resterà il principio fondamentale dell’obbligo per i pubblici ministeri di esercitare l’azione penale ma «secondo i criteri stabiliti dalla legge». Il Parlamento stabilirà i criteri di priorità da seguire. Azione penale obbligatoria, dunque, ma graduata.


Pro

Stop alla presunta discrezionalità
«Nessuno intende mettere in discussione l’indipendenza della magistratura: affermare il contrario è solo un’invenzione tanto maliziosa quanto destituita di ogni riscontro e meramente propagandistica». È quanto afferma Maurizio Paniz, Pdl. Il centrodestra sostiene però che nella pratica quotidiana i magistrati godono di troppa discrezionalità.

Contro

Viene meno l'obbligatorietà
«Io faccio il pubblico ministero e mi preoccupa pensare al venir meno del principio di obbligatorietà dell’azione penale, che è una garanzia dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge», sostiene Armando Spataro, procuratore aggiunto a Milano. «Guai a un pubblico ministero che risponde a direttive impartite da qualsiasi altro organo».

5. Impossibilità per i magistrati di presentare appello in secondo grado
Nella Costituzione verrà inserito un comma che differenzia accusa e difesa nella potestà di fare appello. «Contro la sentenza di condanna è sempre ammesso appello davanti a un giudice di secondo grado. Le sentenze di assoluzione sono appellabili nei casi previsti dalla legge».


Pro

Niente "rivincite" per gli sconfitti
Un vecchio pallino del Cavaliere: i pm insistono sempre nel fare appello quando c’è una assoluzione perché non accettano la sconfitta, «prendono i soldi per fare questo mestiere e magari lo fanno per antipatia personale o magari per pregiudizi politici» e l’imputato finisce in un «girone infernale che rischia di rovinarlo anche finanziariamente».

Contro

No a riforme a senso unico
L’associazione nazionale magistrati è da anni in trincea contro questa voglia del centrodestra di togliere poteri ai pm, pur concordando che il sistema delle impugnazioni è uno dei punti di crisi del processo penale, allungando i tempi dei processi. Sarebbero stati d’accordo a un ripensamento generale, ma mai a senso unico.

6. La responsabilità civile dei magistrati diventerà una norma costituzionale
Questo il principio che finirà nella Costituzione: «I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato». Le toghe potranno essere chiamate a rispondere di tasca propria.


Pro

Pm e giudici non più irresponsabili
«Introdurremo anche procedure più snelle per invocare la responsabilità civile dei magistrati», annunciava qualche settimana fa Silvio Berlusconi. Si era appena sfogato contro i magistrati che lo inquisiscono, annunciando che avrebbe fatto causa allo Stato per i danni dovuti alle loro «ennesime, insensate e imperdonabili iniziative giudiziarie».

Contro

Un'intimidazione verso i magistrati
Magistratura democratica denuncia: «La possibilità per un imputato di citare in giudizio il suo giudice o il suo pubblico ministero a processo in corso, significa dare la possibilità a chiunque di sbarazzarsi di un magistrato non gradito costringendolo ad astenersi». Il segretario di Md, Piergiorgio Morosini, vede un «chiaro significato intimidatorio».

NOSTRO COMMENTO: E' chiaro che una riforma della giustizia s’impone in Italia. Non certo, però, come suggerisce Berlusconi che è direttamente interessato per le sue ben note vicende giudiziarie, ma, una riforma,  va fatta. La giustizia deve servire al cittadino per avere giustizia non per ricevere ingiustizia o, peggio ancora, diniego di giustizia. Allo stato, però, non è prioritaria. Vi è una disoccupazione dilagante incontenibile. Una economia che  rotola ogni giorno di più. Pare che il  debito pubblico  superi i 1800 miliardi di euro.  Non è proprio il caso di andare  (ora)  a riformare la giustizia che,  se pure urgente ,  non è prioritaria. Oltretutto, impone lunghe procedure di revisione Costituzionale.  La verità è che il Cavaliere vuole dare una severa lezione ai PM che gli danno fastidio, in particolar modo ora che stanno andando in porto i processi più importanti  (vedi caso Mills, Mediaset ed ora anche Ruby)  Conseguentemente il Cavaliere  per togliersi la cd. "pietruzza dalla scarpa "  rumoreggia con questa ridicola riforma che non sta ne in cielo ne in terra. Il principio dell'obbligatorietà dell’azione penale è una garanzia dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Sottrarla o ridurla ai PM è una "gran minchiata" Come lo è creare due CSM.  Ma a parte questo. Dove li trova i "numeri" per portare avanti una riforma del genere che necessita di maggioranze qualificate (2/3).  A nostro avviso rimarrà solo un "GRIDO"  (Vox clamantis in deserto!) di cui tutti hanno  contezza a cominciare dal Cavaliere. EVVIVA L'ITALIA!

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